

È un omaggio alla statuaria classica antica e alla téchne, ovvero il saper realizzare opere secondo criteri precisi e trasmissibili suggeriti dagli dèi agli uomini, a cui infondevano l’arte, quella vera. L’opera “Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo” di Pompeo Girolamo Batoni (Lucca, 1708 – Roma, 1787), in cui il titano Prometeo, che rubò il fuoco agli idei per donarlo agli uomini, è protagonista della creazione insieme alla dea, è un tripudio di colori splendenti. La tela settecentesca è il nuovo “Ospite a Palazzo” che ha trovato casa nella Galleria di Palazzo Cini a San Vio a Venezia e che rimarrà esposta fino al 27 settembre. “Ospite a Palazzo” è l’iniziativa dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, ormai giunta alla decima edizione, che accoglie in residenza temporanea nell’antica dimora di Vittorio Cini opere provenienti da collezioni e istituzioni nazionali e internazionali. In precedenza erano già state esposte, in dialogo con la collezione d’arte appartenuta a Vittorio Cini, tele di Agnolo Bronzino, Lorenzo Lotto, Francesco Guardi, Andrea Mantegna, Paolo Uccello, Bernardo Bellotto, Artemisia Gentileschi e Antoon van Dyck. La presentazione al pubblico della “Minerva”, come è più genericamente conosciuta l’opera di Batoni, è stata possibile grazie alla collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Centro delle Arti Lucca.

L’opera, realizzata tra il tra il 1740 e il 1743, testimonia l’altissima qualità pittorica raggiunta dall’artista toscano. Batoni già alla sua epoca era definito come “nuovo Raffaello” e si era fatto conoscere soprattutto per le opere di soggetto religioso, mitologico e storico ed era molto ricercato per i ritratti, realizzati anche per facoltosi viaggiatori di passaggio a Roma. Infatti vantava importanti committenti: in particolare si era fatto conoscere in Vaticano, tanto che dipinse per i Papi Benedetto XIV, Clemente XIII e Pio VI, ma la sua bravura venne colta anche da importanti personalità come Maria Teresa d’Austria, Federico II di Prussia e Caterina II di Russia.

Il soggetto del dipinto è tratto dalle “Metamorfosi di Ovidio” (I, 76-88), come ha spiegato Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione Centro delle Arti Lucca. Il titano Prometeo è colto mentre siede di fronte alla statua in creta che sta modellando: un esempio della bellezza ideale giovanile, probabilmente ispirata al celebre “Ermes Pio-Clementino”, allora noto come Antinoo del Belvedere. Accanto a lui, la dea Minerva, a sua volta ispirata alla “Minerva Giustiniani”, addolcita secondo il canone della grazia, porge una farfalla, simbolo dell’anima, per infondere la vita alla creazione del titano. Il dipinto, insieme all’“Atalanta piange Meleagro morente”, sempre appartenente alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, è stato eseguito per il marchese Lodovico Sardini di Lucca, nel periodo in cui Batoni viveva tra Roma e la sua città natale, alla quale è rimasto sempre profondamente legato. Ci sono voluti tre anni per portare a termine i due dipinti e consegnarli al marchese, nel novembre del 1743, completi delle cornici predisposte dallo stesso artista. Era infatti abitudine di Batoni dare l’ultima mano alle tele già inserite nelle cornici, così da poterne valutare meglio l’effetto complessivo. Una fitta corrispondenza tra il marchese e l’artista testimonia la lunga gestazione dell’opera, passata per via ereditaria ai conti Minutoli-Tegrimi e infine al mercato antiquario, rischiando di essere sottratta alla città. Da qui il recente acquisto da parte della Fondazione lucchese.

«La presenza a Palazzo Cini di quest’opera di Pompeo Batoni ci ricorda come Venezia e Lucca siano storicamente legate: è sorprendente come siano accomunate dalla potente vocazione commerciale e da un virtuoso modello di governo repubblicano – ha detto Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini -. Il dipinto, vero capolavoro dell’arte del Settecento italiano, trova qui un contesto raffinato e intimo, in perfetta sintonia con i magnifici pezzi della collezione Cini». Massimo Marsili, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, ha invece sottolineato la collaborazione con la Fondazione Cini: «La presenza dell’opera a Palazzo Cini conferma la proficua relazione con la fondazione veneziana, la cui attività è per coerenza e qualità tra le più significative del contesto nazionale». Infine, Alberto Fontana, presidente del Centro delle Arti Lucca, ha sottolineato come la partecipazione a “Ospite a Palazzo” sia occasione per il pubblico per vedere l’opera prima della realizzazione del Centro delle Arti Lucca, dove sarà custodita: «La presenza dell’opera di Pompeo Batoni a Palazzo Cini permette di valorizzare un capolavoro profondamente legato alla storia artistica lucchese all’interno di un contesto di grande prestigio, anticipando idealmente il percorso che accompagnerà il dipinto nel futuro Centro delle Arti Lucca, dove sarà esposto insieme ad altre opere della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca a partire dal 2029».
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