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La veduta più celebre di Canaletto ospite a Palazzo Ducale

In mostra a Palazzo Ducale l’opera vedutista di Canaletto più richiesta dagli aristocratici del Grand Tour, che promosse Venezia in tutta Europa

“Il molo verso Riva degli Schiavoni con la colonna di San Marco” (1735-1740) è una tra le opere più celebri di Canaletto, che presenta uno degli scorci più amati e più richiesti dagli aristocratici del Grand Tour. L’opera, riconducibile all’apice della maturità artistica del pittore, è esposta fino al 21 luglio nella rinnovata Quadreria di Palazzo Ducale a Venezia, all’interno della rassegna “Ospiti a Palazzo”, che porta a Palazzo Ducale grandi esempi di opere pittoriche, volte a esaltare il ruolo di Venezia e dei suoi protagonisti nella storia e nella cultura europea. Conservato presso la Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano, il dipinto entrò a far parte delle collezioni pubbliche italiane soltanto nel 1995, proveniente dalla collezione milanese del senatore Luigi Albertini.

Tutta questione di prospettiva

Quello ora ospite a Palazzo Ducale è un dipinto iconico, in cui la prospettiva dell’impianto spaziale, la resa precisa delle architetture e la qualità della luce cristallina, che evoca in lontananza il pulviscolo atmosferico, riassumono al meglio la sua straordinaria produzione. Qui ogni elemento della narrazione concorre alla resa dello spazio, alla vastità della visione e alla celebrazione di Venezia come città che sorge dalle acque. «L’opera, uno degli scorci più fortunati della produzione di Canaletto, con la sua storia testimonia quel legame della città con lacomunità inglese, che soprattutto nel Settecento accorreva in gran numero a Venezia. – spiega Chiara Squarcina, Direttrice Scientifica della Fondazione Musei Civici Vedute che si qualificano come souvenir di lusso realizzati soprattutto per i giovani aristocratici che, concluso il proprio Grand Tour, prima di lasciare Venezia desideravano conservarne memoria visiva». Il dipinto delle collezioni pubbliche milanesi è infatti parte di una coppia raffigurante le vedute opposte del Bacino di San Marco acquistata da Thomas Osborne (1713-1789), quarto duca di Leeds.

A confronto con Tiepolo

L’opera collocata all’interno della Quadreria offre anche un confronto con un interlocutore coevo, tra i massimi esponenti della pittura veneziana del Settecento: Giambattista Tiepolo, che con la sua opera “Nettuno offre a Venezia i doni del mare” (1757-1758), appositamente realizzata da Tiepolo per Palazzo Ducale, rappresenta il mito di Venezia come regina del mare. I due artisti, pressoché coetanei, non potrebbero essere più differenti nella loro poetica. Se Canaletto si specializza nell’arte della veduta, nella resa precisa, lenticolare, della realtà circostante, eleggendo la città di Venezia a sua musa ispiratrice, Giambattista Tiepolo (Venezia 1696 – Madrid 1770) origina visioni d’incanto con scene popolate da divinità classiche, personaggi mitologici e allegorie. Affascinati inizialmente dall’aspro contrasto di luce e ombra, nel crescere degli anni la tensione chiaroscurale si apre, in entrambi, a una luminosità tersa, a uno stile più controllato e nitido.

Un esordio dirompente

L’esposizione è occasione per approfondire la storia del principale esponente del Vedutismo. Antonio Canal (Venezia, 1697-1768), meglio conosciuto appunto come Canaletto, proveniva da una famiglia di artisti. Il padre e il fratello erano pittori di scenografie, con loro Antonio collaborò agli allestimenti scenici nei teatri veneziani; ciò gli consentì di studiare la prospettiva e i suoi “trucchi” ottici, fondamentali per la successiva carriera. Nel 1719 infatti decise di abbandonare il teatro per dedicarsi alla pittura di vedute, realizzate grazie all’ausilio della camera ottica, che garantiva precisione di linee e dettagli. L’esordio fu dirompente. Rispetto ai suoi predecessori, il salto qualitativo venne subito avvertito dai contemporanei e il successo strepitoso delle sue vedute gli procurò importanti commissioni. È da porsi agli inizi del 1730 l’avvio del sodalizio con il banchiere, mercante e collezionista di altissimo lignaggio Joseph Smith, dal 1744 console britannico a Venezia. Un sodalizio destinato a lanciare Canaletto definitivamente nel panorama artistico internazionale. Smith teneva esposte nel suo palazzo ai Santi Apostoli dodici vedute del Canal Grande eseguite dal pittore, vero e proprio campionario per gli ospiti e potenziali acquirenti che frequentavano la sua casa. Canaletto di fatto con la sua arte divenne primo promotore della città, come ha infine ella sottolineato Francesca Tasso, Direttrice Area Musei del Castello, Musei Archeologici e Storici del Castello Sforzesco di Milano: «Sin dal Settecento Canaletto, attraverso le sue brulicanti vedute piene di luce e di vita, ha promosso l’immagine della città di Venezia in tutta Europa, contribuendo alla sua popolarità internazionale».

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