

Kader Abdolah, Quello che cerchi sta cercando te, Iperborea
La Persia nel XIII secolo per molti aspetti può essere considerata uno dei principali centri della cultura mondiale. Città come Balkh, Nishapur, Baghdad ed Herat sono il fiore del califfato islamico; la Nezamyya di Baghdad è probabilmente l’ “Università” più avanzata e vi si studiano oltre ovviamente alla teologia islamica anche filologia e letteratura, matematica e geometria, astronomia, geografia e giurisprudenza. Su questo mondo avanzatissimo ma forse indifeso si abbatte nel XII secolo la falce dell’orda mongola. Gengis Khan e il suo esercito assediano e distruggono uno dopo l’altra le principali città della regione, massacrando la popolazione e distruggendo libri e biblioteche. Questo è il mondo in cui cresce e vive uno dei più grandi e amati poeti di tutti i tempi: Rumi Kader Abholah scrittore, nato in Iran e perseguitato prima dallo scià e poi da Kohmeini, è rifugiato politico in Olanda dalla fine degli anni ’80. Con i suoi romanzi ha costruito ponti che legano la nostra cultura a quella millenaria della persia e dell’islam.

In questo meraviglioso romanzo ci racconta una storia di esuli e fuggiaschi in cui rivede fortemente la propria esperienza personale. Rumi nacque a Balkh nel 1207 ed era il rampollo di una antica e illustre stirpe; suo padre era una guida spirituale erede di una famiglia di mistici che risale ad Abu Bakr, il primo califfo dell’islam. Quando Gengis Khan invade la Persia il padre prende per mano Rumi e insieme fuggono di città in città incontrando dotti, mistici e matematici. Rumi studia a Baghdad e a La Mecca, ad Aleppo e a Konya nell’attuale Turchia. Impara l’arabo, studia il latino e il greco. Raccoglie e riscrive antichi racconti popolari e si immerge nella prosa del corano; contemporaneamente è affascinato dal pensiero platonico ed in alcune sue poesie è evidente il richiamo al mito della caverna
Un uccello volava alto nel cielo
E la sua ombra cadeva per terra.
Uno sciocco prese a inseguirla per catturarla,
e la inseguì fino a restare senza fiato.
Allora le scagliò contro delle frecce
finché la sua faretra non fu vuota.
Non sapeva di mirare a un riflesso la cui fonte
volava alta nel cielo.

Rumi canta Dio e la sacralità dell’uomo, il suo essere luogo della presenza divina
Mi sono perso
in Dio
ed Egli ora è presente in me.
E’ diventato me.
Non cercarlo invano in altre direzioni.
Qui!
Io sono il Re.
Rumi poi canta l’amore e la sensualità e il desiderio
Sento
il tuo profumo
quando entro nella stanza
che hai appena lasciato …
… Voglio provare più a lungo
quella gioia nella tua stanza
mentre sussurri:
ancora e ancora.
Kader Abdolah oltre a raccontarci la vita del poeta inserisce una selezione delle sue poesie e dei suoi racconti.
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