

Inaugurata lo scorso 4 giugno, presso il Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia, la mostra “Dentro e fuori dall’acqua. L’ambiente di marea dell’Alto Adriatico” è un progetto fotografico e di comunicazione scientifica che si concentra sulla fauna che trova vita tra il Golfo di Trieste e il Delta del Po, dove i fondali formano una sorta di catino che, tra la parte emersa e sommersa dall’alternanza delle maree, in questo tratto di costa ha escursioni di 1-1,5 metri rispetto alla media di 30-50 centimetri del Mar Mediterraneo, dando forma a un contesto di frontiera unico in cui si sviluppano specie animali particolari. Il materiale esposto permette di mostrare questo ambiente sospeso tra terra e mare, le cui caratteristiche spesso sfuggono all’occhio umano, nonostante la vicinanza. Le immagini alternano fotografie e video ripresi sia in acqua che fuori, attraverso appostamenti di giorno e di notte del fotografo Lorenzo Peter Castelletto.
«Pensiamo che possa attrarre sia turisti che residenti, anche di terraferma – spiega Luca Mizzan, Responsabile del museo – nel pieno rispetto della vocazione della nostra realtà che punta a spiegare l’ambiente in cui ci troviamo. Si possono osservare da vicino crostacei, pesci e molluschi che abitano lo stesso ambiente adottando strategie diverse in base ai cicli di marea, tra chi respira con le branchie e chi con i polmoni alternandosi tra apnee e fasi di ossigenazione nella caccia e alimentazione». Alla mostra realizzata dal fotografo friulano, si aggiunge una sezione realizzato dal Museo dal titolo “Dentro e fuori dall’acqua in laguna di Venezia” che illustra con rappresentazioni e mappe l’ambiente di marea lagunare e gli organismi che lo popolano, per presentare specie poco o per nulla conosciute e che vivono però a stretto contatto con il territorio e la città.

Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Area Marina Protetta di Miramare (WWF Italia) di Trieste e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, nasce della passione e dalla ricerca di Castelletto, ma l’opportunità di portarlo a Venezia parte da un’apertura del Museo Giancarlo Ligabue. «Abbiamo pensato che fosse una bella chiave di lettura per spiegare questo habitat così particolare – spiega Mizzan – dando visione e notorietà a queste specie che vivono anche nella nostra città, arrivando quasi in contatto con noi attraverso i canali, delle creature che possiamo incontrare letteralmente fuori dalla porta del nostro museo, appena superato il giardino, ma che abbiamo un po’ dimenticato e restano nella memoria di qualche anziano e nella tradizione dei loro nomi dialettali, una storia di convivenza che vorremmo fosse riscoperta anche dai giovani per conoscere il territorio che ci circonda».
In una città come Venezia, dove la marea rappresenta quasi il “respiro” della laguna, che favorisce il ricambio di acqua e il rinnovamento delle condizioni uniche che danno forma al suo ambiente, vedere dei granchi corridori sui gradini dei rii non stupisce, ma potrebbe farlo osservando da vicino scoprendone caratteristiche che si ignoravano. «Ci è piaciuta l’idea di portare questa mostra proprio qui – aggiunge il referente del polo museale – declinandola in salsa locale, perché se a Trieste la marea è in prevalenza verticale, in laguna si sviluppa anche in orizzontale, portando alla luce le “velme”, le cosiddette piane di maree, che determinano l’habitat favorevole a molte specie di uccelli, dove proliferano corbole veneziane, bivalvi e cappe tonde».

Questo habitat naturale poco esplorato è diventato nel tempo un crogiolo di forme di vita, anche aliene, come il caso dell’ondata di sargasso, un’alga alloctona molto lunga che ha invaso le rive e che ha la caratteristica di staccarsi con il riscaldamento dell’acqua, essendo originaria di mari più freddi, un fenomeno tipico del cambiamento climatico in atto. «Studiare l’ambiente di marea permette di comprendere meglio le variazioni in corso – aggiunge Mizzan – piante marine ma soprattutto pesci, insetti, crostacei come il famigerato granchio blu, hanno impattato su questo delicato ecosistema, che dimostra però una grande capacità di adattamento tipico di un ambiente che risponde attivamente agli stimoli, facendo di necessità virtù. Di conseguenza anche chi lo vive non è immune da questi fenomeni, che vanno quindi compresi e monitorati con grande attenzione: banalmente chi andava a “caparossoli” oggi ha iniziato a pescare il granchio blu, un cambiamento più rilevante di quanto possa sembrare».
Le foto ospitate nell’esposizione del Museo di Storia Naturale sono un modo per conoscere quello che si rischia di perdere del tutto, riscoprendo specie poco note come la “gatta” (in veneto), un pesce blennide della famiglia delle bavose, una volta fra i più diffusi in laguna, tanto che si poteva trovare nelle fessure delle pietre fra i canali. «Chi è veneziano ricorda che si pescavano verdi o colorate, tanto che le chiamavamo “pavone” o “rusola” – aggiunge il naturalista – questa mostra è proprio utile a scopo didattico e di divulgazione, perché non tutti hanno la possibilità di andare per mare in laguna a vedere da vicino questi ambienti e i loro “inquilini” marini, ecco che allora queste incredibili immagini forniscono un punto di vista ravvicinato a pochi centimetri dai protagonisti degli scatti, sia con la luce notturna che diurna, per un’esperienza davvero unica».

Lorenzo Peter Castelletto, nativo di San Vito al Tagliamento, ha dei trascorsi in laguna avendo studiato all’Accademia di Belle Arti, laureandosi poi allo IED con una tesi in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Venezia. Sul tema della mostra ha commentato: «L’ambiente che ho rappresentato è uno spazio sotto gli occhi di tutti, ma che pochissimi conoscono davvero. D’estate è frequentato da moltissime persone, ma con uno sguardo superficiale, io ho voluto invece fissare su pellicola quello che spesso i nostri occhi non vedono, alla scoperta degli organismi che abitano questo habitat e delle loro abitudini. Il taglio dell’intero progetto è quello di rendere comprensibile al grande pubblico la specificità della vita che popola gli ambienti di marea, un settore ancora molto inesplorato dal punto di vista divulgativo, ma che ha moltissimo da scoprire e da far conoscere».
«Catturare l’attenzione delle persone oggi, con tempi di attenzione sempre più brevi e nell’ordine della frazione di secondo è una bella sfida – conclude Mizzan – non basta solo realizzare una bella immagine, deve essere anche particolare, non consueta, ma se si vuole comunicare qualcosa dal punto di vista scientifico lo scatto deve essere ragionato e pensato per cogliere l’animale in un momento tipico e topico. Insomma è davvero complesso, ma ci sono alcune scene in questa mostra davvero intense, tra cui una bellissima ripresa di un granchio fuori dall’acqua con la luna che si specchia su un mare scuro che sembra una foto subacquea in acqua limpida». Questo lavoro, a cavallo fra scienza è arte, sarà visitabile fino al 13 settembre 2026, accompagnato da un catalogo curato che raccoglie le opere, acquistabile direttamente nel bookshop del museo.
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