

Un lavoro artigiano di altissima precisione da tempo sempre più in crisi. Per il remer Saverio Pastor (classe1958) il suo mestiere è il termometro di una società che cambia. Intervenuto lunedì 21 alla Scuola Grande di San Teodoro per parlare de “L’arte dei remeri, tra storia tecnica e ambiente”, Pastor da 50 anni lavora creando forcole e remi in tutto il mondo. Realizza remi alla veneta, per canottaggio a sedile fisso, forcole da regata, da lavoro e passeggio, ma anche come oggetti di design apprezzati per le loro caratteristiche estetiche. Dal 1975 al 1980 lavora con gli ultimi maestri remèri: Giuseppe Carli, il re delle fórcole, e Gino Fossetta, il mago dei remi. «Con un compagno di classe andavamo in barca e quando si rompevano i remi io li portavo ad aggiustare, così ho conosciuto Carli, che divenne il mio maestro. – racconta – Lui si lamentava di non avere apprendisti. Così, quando finii le superiori, precisamente il 15 giugno del 1975, sono andato a chiedergli se potevo iniziare a lavorare gratuitamente per lui. Mi disse di no perché secondo lui ormai ero troppo vecchio per imparare. Ma non mi arresi. – spiega Pastor – Andai in bottega ogni giorno per 8 ore al giorno e dopo un mese che guardavo mi permise di spazzare la bottega. È in questo modo che è cominciato il tutto. Il maestro però ha continuato a dirmi che non avrei mai imparato e in fondo aveva ragione, sto imparando anche adesso». Pastor negli anni ha accumulato grandi esperienze realizzando remi e forcole arrivati in tutto il mondo. Dal 2002 ha aperto il laboratorio-bottega “Le Forcole” a San Gregorio in fondamenta Soranzo vicino alla Salute dove lavora con il collega Pietro Meneghini, e da sei mesi con l’apprendista Filippo. «È giusto tramandare il nostro sapere» dice, spiegando che la sua bottega è tra le 4 rimaste in città.

Pastor nel 2023 ha ricevuto il titolo di Veneziano dell’anno per aver imparato a raccontare e divulgare il suo mestiere, in particolare per aver fondato l’Associazione El Felze, progetto culturale ed economico che riunisce tutti gli artigiani che usano metodi antichi coinvolti nella costruzione della gondola per far sì che il loro sapere non vada perduto, con cui promuove mostre, eventi e pubblicazioni, tra cui il volume “L’arte dei remeri” scritto nel 2007 per i settecento anni dalla nascita del mestiere. Ora il bacino di lavoro è diminuito molto rispetto ad un tempo. Una volta le persone andavano sempre con la barca a remi, oggi invece questo avviene meno, soprattutto per il pericolo del moto ondoso. «Bisognerebbe trovare giovani che vogliano vivere a Venezia e praticare la voga. Ma dalla politica non si è ancora visto un cambiamento nelle politiche di residenza e verso l’artigianato. Le istituzioni dovrebbero incentivare il nostro lavoro». Per fortuna Pastor vende a gondolieri americani, ad architetti celebri come I. M. Pei e Frank O. Gehry e appassionati in tutta Europa. «Per i lavoratori all’estero però quando va bene facciamo 10 remi all’anno, mentre in città facciamo 10 forcole e 10 remi nuovi al mese, senza contare le manutenzioni. Il lavoro con i locali negli ultimi anni è aumentato visto che oggi lavorano tutto l’anno e non solo per tre mesi» spiega Pastror, dicendo che all’estero le forcole le vende più come oggetti di design per arredare ristoranti ed appartamenti in tutto il mondo. «Qui il rapporto si inverte. Per fortuna ci sono persone interessate al nostro lavoro».

Un mestiere che per Pastor oggi avrebbe bisogno di darsi delle regole, proprio come un tempo. Nel Medioevo il lavoro dei primi artigiani era regolamentato nella Mariegola, in cui le corporazioni trovavano scritte le regole. «Un sistema che ha funzionato per 500 anni e veniva aggiornato secondo le necessità nel corso della storia, questo fino a che Napoleone non lo ha distrutto capendo che era una delle forze della Repubblica» dice Pastor. Tre erano le categorie regolamentare dei remeri. C’erano i “remeri de montagna” che sovrintendevano al taglio degli alberi che i boscaioli eseguivano nei boschi, spaccando il legno in quarti che caricavano sulle zattere per farli arrivare a Venezia per fiumi quali Brenta e Adige. «Solo dal Piave arrivavano 3 mila zattere all’anno e 300 mila erano gli alberi che venivano accumulati e trasportati in sei mesi». I “remeri de dentro”, invece, ricevevano i pezzi migliori per costruire dei remi da galea di stato. «Di fatto questi erano dipendenti statali e godevano già allora di privilegi». I remi da galea misuravano generalmente tra i 9 e gli 11 metri, ma arrivavano anche a 15 metri. La realizzazione dei remi più piccoli era invece realizzata dai “remeri de fora”, ovvero coloro che invece lavoravano fuori dalle mura dell’Arsenale. Erano ditte individuali come quella che ha ora Pastor, che lavoravano per le necessità della città e della laguna. I remeri anche con Napoleone, gli austriaci, e le varie crisi economiche hanno continuato a lavorare per garantire le varie attività necessarie alla vita della città. «Dopo la chiusura delle corporazioni, di questo mestiere si sono fatte carico delle grandi famiglie come ad esempio i Fossetta. Gino Fossetta, con cui ho lavorato, apparteneva alla quarta generazione di artigiani». Questo è andato avanti fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando poi è arrivata la vera crisi, generata dalla motorizzazione che ha visto munire di motori quasi tutte le barche. È qui che i remeri sono andati in crisi. Carli, il mio maestro, anziché chiudere però ebbe un’intuizione geniale e rivoluzionaria. – racconta Pastor – Tolse la forcola dalla barca e la mise su un basamento facendola diventare un oggetto plastico di design apprezzato in tutto il mondo per le sue qualità estetiche e simboliche, salvando così la sua bottega e più in generale questo mestiere. – e prosegue – Da lui ho cercato di imparare le tecniche ereditate fin dal Medioevo».

Le forcole non sono sempre state così articolate, c’è stata un’ evoluzione. Nel ‘500 Carpaccio le ritrae sottili e semplici per le barche da lavoro. Nel ‘600 invece si è iniziato a dare spessore alla forcola, mentre nel ‘700 ci sono le prime immagini di forcole che si sviluppano nello spazio, fino ad arrivare a quelle da gondola e da regata che sono ancora più complesse. «Una progressione avvenuta perché nei secoli si è visto che, lavorando sulle curve delle forcole, si poteva migliorare la manovrabilità della barca» dice Pasotr. Per realizzare le forcole si utilizzano legno da frutto come noce, ciliegio e pero, essenze che si caratterizzano per grande resistenza e omogeneità, senza che il contatto con il remo le consumi. Per la costruzione dei remi, invece, al posto del faggio dagli anni ’60 i gondolieri vogliono legni più leggeri e rigidi come il ramin. Il legno resta ad essiccare per circa tre anni, poi si taglia e a tre anni si sceglie il pezzo che poi si inizia a lavorare con una lama libera che richiede esperienza e sforzo fisico. Infine Pastor svela come curare le forcole: «Sotto l’effetto del sole e del sale diventano secche e si spezzano, per farle diventare più solide e resistenti bisogna cospargerle sempre di olio. – e dice infine sorridendo – Per fortuna i gondolieri spesso se ne dimenticano e noi così abbiamo più lavoro».
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