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Le architetture-simbolo di Giovanni Soccol

Sono 10 le grandi opere del pittore veneziano in mostra al Museo di Palazzo Fortuny, visibili fino al 1 ottobre

Grandi opere inedite celebrano la monumentalità degli edifici veneziani. “Giovanni Soccol. Riflessioni Notturne” è la mostra del pittore veneziano allestita fino al 1 ottobre al piano terra del Museo di Palazzo Fortuny a Venezia, a cura di Chiara Squarcina. La mostra, promossa dal Comune e dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, è un’installazione composta da un ciclo di dieci opere pittoriche inedite, insieme ad alcuni disegni e schizzi preparatori. La tematica del ciclo di dipinti nasce dalla visione di un’architettura veneziana che sorge dall’acqua dove, riflettendosi, si dissolve.
Giovanni Soccol ha voluto infatti rappresentare il fascino di un’apparizione che può svanire, appartenendo più al sogno che alla realtà.

Le architetture-simbolo

Per questa serie di dipinti Soccol ha scelto dieci architetture-simbolo che si affacciano sul Canal Grande, a partire dalla Dogana de Mar fino alla Chiesa di San Simeone, ognuna delle quali ha suscitato in lui un interesse particolare risoltosi in un dialogo formale e spirituale. Le tele, il cui telaio misura due metri in altezza e un metro e mezzo di larghezza, sono tutte dipinte a tecnica mista, unendo una base a tempera magra con velature oleo-resinose. Il tutto preparato direttamente nell’atelier dall’artista, seguendo una ricerca sulle metodologie storiche tradizionali di cui Giovanni Soccol ha anche relazionato nel dettaglio nell’ambito del convegno “Tecniche della pittura in Italia tra Ottocento e Novecento”, organizzato dall’Università Ca’ Foscari proprio a Palazzo Fortuny nel 2019.

Insegnò all’Accademia

Giovanni Soccol, classe 1938, è pittore, architetto e scenografo. Si forma artisticamente negli anni Cinquanta sotto la guida prima di Ilse Bernheimer e Gennaro Favai e poi di Guido Cadorin. Nel 1956 frequenta la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e si laurea in Architettura nel 1967 con relatore Carlo Scarpa. Nel 1974 succede a Mario Deluigi nella cattedra di Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Tiene la sua prima personale alla Galleria Argentario a Trento nel 1969. La pittura di Soccol nel periodo non figurativo sviluppa una percezione emozionale e impalpabile del mondo, fatta di micro-segni, punti colorati e cromie vibranti che caricano l’opera pittorica di una forte valenza psicologica. Ne sono compiuta espressione le serie “Visioni” e “Mesi”. Segue quindi un accostamento alla figurazione attraverso i cicli “Isole” e “Basiliche”, alla fine degli anni Ottanta. Nella sua produzione successiva, con le “Petroliere”, i “Teatri”, le “Maree” e i “Labirinti d’invenzione”, caratterizzata da immagini di grande potenza onirica, gioca un ruolo primario un tessuto pittorico volto a ottenere effetti di luminosità nel contrasto chiaroscurale delle masse.

Riflessioni a palazzo

Le opere esposte a Palazzo Fortuny fanno parte della serie di stampo metafisico “Riflessioni notturne”, realizzate tra il 2018 e il 2023, che dà appunto il titolo all’esposizione. In mostra spiccano la Dogana de Mar, che pare quasi sospesa, il Fondaco dei Tedeschi e le chiese della Salute, di San Marcuola e San Simeon Piccolo, dove dalla porta socchiusa si intravede uscire una luce. Tutte queste, grazie ad una suddivisione spaziale della tela, si specchiano nel Canal Grande, molte volte privilegiando l’immagine riflessa. In mostra non manca un’originale realizzazione di Ca’ Venier dei Leoni, palazzo che fu casa di Peggy Guggenheim e che oggi è sede del museo che porta il suo nome. Proprio il palazzo, che restò incompiuto e non vide la realizzazione del piano superiore, nell’opera assume una sorta di metamorfosi grazie ad un intrecciarsi di forme scure e misteriose che paiono richiamare l’idea di un’architettura incompiuta e il clima avanguardistico e surrealista vissuto dalla Guggenheim. <Presiede al tutto un’analisi dei rapporti geometrici che legano gli elementi compositivi in una visione non prospettica, ma proiettata ortogonalmente alla tela per non alterare la geometria delle forme. – è l’analisi della Dirigente Area Attività Museali, Chiara Squarcina, che ha curato la mostra – Una luce notturna raccorda e unisce tra di loro gli elementi, conferendo alle architetture un’atmosfera metafisica non nuova nella ricerca dell’artista veneziano in quanto costituisce il fil rouge che sottende la sua ricerca degli ultimi decenni>.

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