

Oggi, più che mai, si sente parlare di terapie basate su conoscenze scientifiche alternative, in grado di condurre a guarigione i pazienti in modo diverso da quanto offerto dalla scienza ufficiale. La questione ha avuto uno sviluppo esponenziale durante il periodo della pandemia da Covid-19 perché l’alto numero di decessi e l’iniziale misconoscenza di questa nuova patologia hanno creato una facile occasione per chi intravvedesse crepe nella modalità istituzionale di affrontare l’emergenza.
A paziente deceduto, è stato facile dire che agendo diversamente si sarebbe potuto fare meglio e salvarlo. L’esplosiva potenzialità divulgativa offerta dai social, inoltre, ha permesso a chiunque di crearsi un seguito, soprattutto tra le persone che amano intravvedere il torbido in ogni situazione.

Inutile negare che alcune situazioni siano state gestite con molta approssimazione, alcune anche non in buona fede. Tuttavia, è anche inutile negare che il popolo italiano si sia distinto per l’ordinata risposta a quella che somigliava a una vera e propria chiamata alle armi. La grande maggioranza della popolazione ha vinto una difficile guerra, proteggendo anche i dissenzienti, di cui solo pochi hanno capito che sarebbe giunto il momento di manifestare gratitudine, piuttosto che sterili posizioni oppositive.
Quando si conosce meglio il nemico, si matura poi la capacità di farvi fronte con terapie più raffinate e precise. Lo ha dimostrato, ad esempio, l’evoluzione delle cure contro l’AIDS, oggi malattia per lo più curabile. Terapie riconosciute dalle istituzioni permettono di agire con metodo ed efficacia. Un esempio è proprio quello dell’odontoiatria, branca specialistica molto complessa, le cui diramazioni impongono aggiornamento professionale vita (professionale) natural durante.

Proprio per questo, il Ministero della Salute indisse, ormai più di 10 anni fa, la redazione di raccomandazioni cliniche, che hanno visto impegnati tutti gli attori coinvolti nel mondo odontoiatrico. La stesura del testo è stata affidata al gruppo tecnico ministeriale, all’accademia ed alle società scientifiche, sotto il coordinamento del presidente del collegio dei docenti universitari.
Ne è uscito un documento di circa 400 pagine in grado di dare indicazioni terapeutiche praticamente per ogni specifico settore odontoiatrico. Si è anche pensato al controllo del testo, per evitare che le raccomandazioni contenute fossero contaminate da ottiche unilaterali o conflitti d’interesse.

Il lavoro è stato poi posto sotto esame dall’Ordine professionale per verificare che in nessun passaggio si entrasse in collisione con i principi dell’etica e della deontologia. È stato infine analizzato dalle associazioni di categoria dei dentisti, per una verifica di compatibilità con gli aspetti ordinari della professione odontoiatrica. Superato il controllo finale del Ministero è stato, quindi, pubblicato nel 2014.
Tre anni dopo, stesso percorso per redigere la seconda edizione. I cittadini, dunque, possono stare tranquilli e sentirsi protetti da questo importante lavoro collegiale, che esemplifica come il confronto e il dialogo siano alla base della cultura, tanto più nel Paese che ha inventato la Repubblica.
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