

Venezia è una città che ama svelare i suoi tesori poco a poco. Chi proviene dalla terraferma e si addentra a Venezia viene accolto dal sestiere di Santa Croce, lembo della città lagunare in cui le auto “convivono” con l’acqua. Qui si palesano gioielli architettonici, come la chiesa dei Tolentini, di Sant’Andrea de la Zirada e San Simeon Piccolo. Questi edifici sono i primi che si incontrano quando veneziani e turisti arrivano in città. Edifici che non sono solo luoghi di culto, ma vere e proprie culle di storia e cultura, alcuni gestiti da Chorus, l’Associazione per le Chiese del Patriarcato di Venezia che si impegna a preservare e diffondere l’immenso patrimonio artistico.

L’itinerario proposto comincia nella maestosa Chiesa di San Nicolo da Tolentino, meglio conosciuta come Tolentini. La storia di questa chiesa inizia nel 1527, quando i padri Teatini, in fuga dal terribile Sacco di Roma, dopo vari spostamenti trovarono rifugio a Venezia e si stabilirono in un piccolo oratorio. Questo piccolo luogo a causa della loro crescente influenza divenne ben presto angusto, di conseguenza nel 1590 incaricarono l’architetto Vincenzo Scamozzi di progettare un nuovo edificio. Scamozzi ideò un edificio con pianta a croce latina, ma con i bracci del transetto molto corti, trasformando l’interno in un unico, trionfale spazio che incanala lo sguardo dei fedeli verso l’altare maggiore, il quale è orientato simbolicamente a est. Scamozzi venne revocato dal suo incarico, per via dei costi eccessivi, ma nonostante ciò la chiesa che oggi osserviamo mantiene la sua impronta spaziale. L’edificio venne arricchito tra il Seicento e il Settecento da una sfarzosa decorazione barocca voluta dalle nobili famiglie veneziane. L’esterno è decorato da un pronao esastilo corinzio aggiunto tra il 1706 e il 1714 da Andrea Tirali: un assaggio di neoclassicismo che rappresentò una novità assoluta per Venezia.

Proseguendo il cammino tra le calli di Santa Croce si incontra la chiesa di Sant’Andrea de la Zirada. Il suo nome deriva dalla sua collocazione geografica, infatti l’edificio sorse nel 1329 sul cao de zirada, ossia il punto esatto in cui il canale compie un’ampia curva, quindi “zirava”. Secondo la tradizione, la chiesa di Sant’Andrea sorse per rispondere al desiderio di quattro nobildonne veneziane di creare un ospizio e un monastero per donne povere. La struttura attuale è frutto di una ricostruzione tardo – quattrocentesca, di cui si possono ancora ammirare la facciata gotica in mattoni a vista impreziosita da un portale archiacuto decorato con bassorilievi trecenteschi. All’interno, composto da un’unica navata, è possibile osservare degli sfarzosi stucchi barocchi e un maestoso altare maggiore realizzato dal fiammingo Le Court: tutto frutto dei rimaneggiamenti compiuti nel Seicento. Infine, sopra l’ingresso è collocato il barco: il caratteristico coro pensile che permetteva alle monache di clausura di assistere alle funzioni.

L’ultima tappa del primo itinerario tra le calli di Santa Croce termina in uno degli edifici più iconici di Venezia: la Chiesa dei Santi Simeone e Giuda Taddeo Apostoli, meglio conosciuta come San Simeon Piccolo. Questo edificio, caratterizzato da un’altissima cupola color verdame, accoglie tutti coloro che arrivano a Venezia in treno; infatti, la chiesa si trova nella sponda del canale opposta a quella della stazione. L’edificio, riedificato tra il 1718 e il 1738 dall’architetto Giovanni Scalfarotto, è costruito su un maestoso basamento gradinato che riprende il pronao tetrastilo di ispirazione classica. Nel ricostruire la chiesa Scalfarotto decise di abbandonare le geometrie tradizionali composte da navate longitudinali e predilesse una pianta perfettamente circolare, ritmata da un doppio ordine corinzio e nicchie che accolgono le statue degli Evangelisti. All’interno di San Simeon Piccolo la meraviglia non la si osserva alzando lo sguardo, ma scendendo nella cripta cimiteriale. Vi si accede scendendo nell’oscurità del basamento, qui al centro dello spazio è situata una sala ottagonale, dalla quale si diramano quattro corridoi che portano a ventuno camere funerarie (alcune di queste sono murate e inesplorate). Sulle pareti di queste stanze sono presenti affreschi che raccontano scene del Giudizio, della morte e della Via Crucis. L’itinerario alla scoperta dei tesori custoditi nel sestiere di Santa Croce non termina qui, presto verranno idealmente varcavate altre soglie di altri capolavori architettonici pronti a svelare la loro bellezza eterna e a raccontare la loro storia.
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