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Lech Majewski, il suo Giudizio Universale in un “video-affresco“

“Ultimum iudicium“ è il trittico digitale presentato dall’artista polacco in concomitanza con la 61. Biennale d’Arte. Allestito nella chiesa di San Gallo, a San Marco, la sua interpretazione della celebre opera di Memling ha potuto contare su un particolare software che ha generato il movimento delle figure

Un trittico di “video-affreschi” con cui l’artista polacco di fama internazionale, Lech Majewski, presenta la sua interpretazione de “Il Giudizio Universale” dipinto da Hans Memling tra il 1467 e il 1471. L’installazione multimediale, inaugurata martedì nella chiesa di San Gallo, a pochi passi da Bacino Orseolo, dov’è stata allestita in concomitanza con la 61. Biennale d’Arte, è un’esperienza immersiva in cui pittura classica e tecnologia digitale si fondono. Già esposto al Museo Nazionale a Danzica, “Ultimum iudicium” riprende la composizione del dipinto originale, con il Giudizio posto sull’altare centrale, mentre il Paradiso e l’Inferno in quelli laterali, tutti e tre rappresentati su altrettanti grandi monitor. Il tutto impreziosito da animazioni ed effetti sonori studiati ad hoc. A ingresso libero, il progetto espositivo sarà visitabile fino al 30 settembre, dalle 10 alle 18 (chiusura prevista il lunedì). Come sottolineato da don Gianmatteo Caputo, direttore dell’Ufficio dei Beni culturali ecclesiastici, «il fatto che Majewski abbia potuto realizzare quest’opera è strettamente legato all’occasione del restauro dell’originale, effettuato nel periodo in cui è scoppiato il Covid. Approfondire e leggere il trittico in profondità, anche attraverso la ripresa e altre elaborazioni, è stato possibile proprio grazie a un momento di sosta legato all’intervento messo in campo».

La chiesa di San Gallo, a pochi passi da Bacino Orseolo
Niente uso dell'IA... se non per tre minuti

Invitato dal Museo Nazionale a studiare l’opera attraverso l’obiettivo della sua macchina da presa, Majewski è riuscito a dare movimento alla narrazione dell’immagine, grazie ad un particolare software. «Movimenti – spiega don Caputo – costantemente seguiti (per questo l’intero lavoro ha richiesto molto tempo), poiché realizzati con la stessa tecnica con la quale Memling dipingeva. Insomma, sono stati creati in modo da sembrare un vero e proprio dipinto: non c’è una sovrapposizione di immagini e nemmeno l’uso dell’IA, se non per tre minuti del video, per dare vita a quei movimenti che altrimenti non avrebbero potuto essere riprodotti, perchè non c’erano». «La mia ricerca – racconta l’autore – è sempre stata frenata dalla presenza di un climabox che impediva la visione dell’opera senza riflessi. Opera che mi ha sempre affascinato molto». Finché è arrivata l’opportunità di vederla in tutta la sua essenza. L’installazione, già esposta a Danzica proprio a commento de “Il Giudizio Universale” di Memling, dopo la tappa veneziana verrà portata anche al Louvre. «L’opera – prosegue don Caputo – ha rappresentato un punto di riferimento per molti degli artisti del Nord Europa, che in essa hanno visto sia la pittura classica italiana (specie quella toscana) sia quella fiamminga, nonché le ispirazioni di carattere nordico». I monitor sono stati posizionati sui loro supporti, sopra un tappetino protettivo, sui tre altari della chiesa. Un’operazione condotta evitando qualsiasi tipo di contatto diretto con la superficie. Non più destinata all’uso liturgico, la chiesa di San Gallo, della Diocesi, è dedicata all’ambito culturale. «Agli eventi qui ospitati chiediamo di cogliere il valore del luogo, affinché vi entrino in relazione».

L'artista Lech Majewski (a destra) e don Gianmatteo Caputo
Poeta, pittore, scrittore, regista e artista visivo

Lech Majewski è poeta, pittore, scrittore, regista e artista visivo. È membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences e dell’European Film Academy. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Cracovia e si è diplomato alla Scuola nazionale di Cinema di Łódź, in Polonia. I suoi film, presentati nei festival di Toronto, New York, Gerusalemme, Sundance, Berlino, Venezia e Cannes, hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. E i suoi lavori video, cinematografici e artistici, sono stati esposti in diverse gallerie e musei di molti Paesi. Il Museum of Modern Art di New York gli ha dedicato una retrospettiva personale intitolata “Lech Majewski: conjuring the moving image”, mentre la sua installazione “Blood of a poet/Glass lips” ha preso parte alla 52. Biennale di Venezia; la sua retrospettiva, nata al MoMA, ha poi viaggiato nei musei di tutto il mondo. Il suo ciclo di videoarte “Bruegel suite” ha debuttato al Louvre ed è stato esposto alla 54. Biennale. Ha pubblicato poesie, saggi e romanzi e ha tenuto lezioni in diverse università, tra cui l’Accademia di Belle Arti di Roma.

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