

In ogni suo scatto fotografico c’è un po’ di nonno Giovanni, mancato pochi giorni fa, colui che gli ha fatto scoprire la Laguna e le sue infinite meraviglie. Non poteva che essere dedicato a lui “Sguardi selvatici”, il viaggio fra cielo e terra proposto dal nipote Daniele Barbaro, interamente racchiuso in una quarantina di immagini esposte da sabato 14 marzo (l’inaugurazione è in programma alle 11) fino al 22 nella Scuola Grande di San Teodoro, a pochi passi dal ponte di Rialto. Veneziano doc, tornato a vivere nella città d’acqua, nella zona dei Frari, dopo il matrimonio, il 39enne parla del suo progetto con la stessa emozione che gli nasce dentro ogni volta che la sua macchina fotografica riesce a catturare in uno scatto gli animali che popolano Venezia, le sue isole e le sue barene. A ingresso libero, l’esposizione è il frutto di una carrellata di fotografie naturalistiche realizzate da Barbaro nell’arco degli ultimi tre anni, volte non solo a far conoscere al pubblico la fauna che vive in Laguna – molte specie di uccelli sono state una vera scoperta anche per l’autore stesso – ma pure a lanciare un messaggio di sensibilizzazione nei confronti di un luogo tanto fragile e delicato quanto splendido e unico al mondo.

Portabagagli del Porto di professione, marito e papà amorevole, nel tempo libero Daniele Barbaro si dedica a quello che lui definisce la sua più grande passione; un hobby che lo arricchisce dentro, nel profondo, ad ogni uscita “armato” della sua macchina fotografica e di un piccolo capanno portatile necessario per mimetizzarsi e svolgere la propria attività al meglio. «Scatto foto e mi diverto – dice lui con un sorriso –. Per immortalare alcuni animali ci vuole molta pazienza, non è sempre facile. Anche perché mi sposto in sella alla mia bicicletta, portandola con me in vaporetto e in ferry boat». Gli appostamenti sono spesso lunghi, frutto di una sana pazienza che alla fine sa regalare grandi soddisfazioni. «Sono sempre molto autocritico, specie se paragono le mie immagini a quelle di altri. È stata la mia famiglia a spronarmi a mettere queste foto in mostra». Oltre ai volatili della Laguna, come il fenicottero, il martin pescatore, lo scricciolo, la ghiandaia, la spatola o la cincia, a San Teodoro sono allestite pure fotografie dedicate ad alcuni animali di montagna, quali volpi e stambecchi, realizzate da Barbaro nelle Dolomiti, tra San Vito e Cortina d’Ampezzo.

E la mostra dedica uno spazio speciale anche a Mimmo-Nane il delfino, ormai affezionatosi alle acque della città, che a quanto pare non intende abbandonare nonostante Cert dell’Università di Padova (realtà impegnata da molti anni in emergenze legate allo spiaggiamento dei mammiferi marini) e Capitaneria di Porto abbiano già cercato di fargli imboccare la via del mare per tutelarlo da ogni eventuale rischio collegato al traffico acqueo del Bacino San Marco. Adottato dai veneziani e diventato un’attrazione per i turisti, è un giovane maschio per il quale è stata organizzata dagli esperti una campagna informativa capillare, con l’obiettivo di non farlo familiarizzare troppo con gli esseri umani che, per attirarlo a sé, potrebbero avere il cattivo vizio di offrirgli qualcosa da mangiare. «Un pomeriggio, quando si cominciava a parlare dei primi avvistamenti di questo delfino, mia moglie ed io stavamo facendo una passeggiata alle Zattere, finché siamo arrivati in Punta della Dogana. L’istinto mi ha suggerito di portare la macchina fotografica: è come se una parte di me si sentisse in simbiosi con il mondo animale. Ad un certo punto ho iniziato a notare delle bolle particolari formarsi nell’acqua, al che ho subito pensato potesse trattarsi di un animale che stava andando a caccia. E non mi sono sbagliato». Tempo di stringere fra le mani la sua macchina fotografica e di effettuare uno scatto dietro l’altro, a ripetizione, per non perdere quello giusto, che Daniele è rimasto a bocca aperta per l’immagine da lui realizzata. Il risultato finale? Un primo piano di Mimmo (diminutivo di colui che ne ha segnalato per primo la presenza dell’animale a Chioggia, a giugno scorso) o Nane (come invece lo hanno ribattezzato i veneziani) con in bocca un grande pesce abilmente catturato.

«Quando non lavoro giro sempre tra Lio Piccolo, Treporti, San Nicoletto e Alberoni, ottenendo molti risultati. Nutro la passione per la natura e l’amore per l’ambiente lagunare sin da bambino: mio nonno (Giovanni Rossi “Specenè”, regatante, ndr) il sabato e la domenica mi portava in sandolo, in giro per la laguna, mostrandomi gli animali che la abitavano. Anche mio padre è un appassionato di animali. Le prime volte ho provato a fotografare paesaggi, ma mi annoiava. Così ho scelto di cambiare genere. Il martin pescatore esposto in mostra? È stato tra i primissimi animali che ho immortalato. Inizialmente utilizzavo una macchina fotografica più modesta, ma poi ne ho acquistata una migliore». Ogni fotografia è accompagnata da una breve descrizione, per fornire qualche semplice informazione al pubblico che vorrà visitare la mostra. Uno dei soggetti più sorprendenti sono le civette. «Un ornitologo mi ha spiegato che in città ce ne sono, ma che vederle non è affatto facile. Ho avuto fortuna a trovarne proprio davanti a casa mia. Alle 5 della mattina le sento cantare e c’è stato un momento in cui, per tre giorni di seguito, ho avuto la possibilità di immortalarle: si trovavano sul comignolo di un tetto. È stato qualcosa di veramente sorprendente, una gioia immensa». Poi l’incontro con una poiana, nei pressi di piazzale Roma. «Un mese fa mi è capitato un giorno di alzare lo sguardo e di scorgerne una. Il giorno dopo ho portato con me la mia macchina fotografica e l’ho vista di nuovo: era appollaiata su un tetto e poi ha attraversato la calle in cui mi trovavo. Da quando ho scoperto quanti animali popolano la città e l’ambiente circostante, – confessa Barbaro – il mio sguardo sul mondo è completamente cambiato. Mi spiego meglio. Vado con la mia famiglia in vacanza? Punto lo sguardo sugli alberi, per cercare di catturare con la mia macchina fotografica qualche specie». Se considerato il messaggio che il progetto di Daniele Barbaro porta con sé, ovvero legato a doppio filo al tema del rispetto della natura, l’auspicio è che le sue fotografie possano attirare l’attenzione anche delle scuole del territorio, per accompagnare i giovani alla scoperta di un ambiente tutto da scoprire e da salvaguardare. «L’uomo di per sé è un “virus” per la Terra, a causa dei danni da lui provocati ogni giorno con il suo stile di vita. Un problema su tutti, qui particolarmente sentito, quello del moto ondoso. La Laguna è fragile e va tutelata».
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