

Rischiamo di trovarci faccia a faccia con un lupo anche in provincia di Venezia? «Niente panico – rassicurano gli esperti di LIPU Venezia – anche se l’espansione della presenza della specie ha interessato anche aree naturalistiche nella gronda della Città Metropolitana di Venezia, come l’Oasi di Vallevecchia a Caorle e l’entroterra, questa specie teme l’uomo, come non capirla d’altronde, infatti dato che è in grado di sentirne l’odore, se possibile ne sta ben distante. Inoltre si tratta di animali prevalentemente notturni, è davvero difficile scorgerli di giorno e se lo fanno approfittano di luoghi e situazioni dove gli umani non sono presenti. Inoltre non risultano attacchi di lupi nei confronti dell’uomo nel nostro territorio e, nei rari casi in cui questo è accaduto altrove, bisogna capire di che animale parliamo, perché spesso si è trattato di ibridi o di cani inselvatichiti che somigliano a un lupo».
I lupi infatti si spostano seguendo il corso di fiumi e canali, usandoli come veri e propri corridoi ecologici, con cui muoversi all’interno della nostra provincia. La specie che popola la penisola italiana è il Canis Lupus italicus, più piccolo di quello euroasiatico, presenta un mantello grigio rossastro che varia in base alla stagione, con una striatura nera su dorso e zampe anteriori e una specie di “mascherina” bianca, oltre a una coda lunga con una punta nera. E’ un animale che vive in gruppo, organizzato secondo una logica famigliare, dove una coppia riproduttiva si accompagna a giovani che hanno superato l’anno di vita che restano a protezione dei cuccioli dei partner dominanti. Il supporto degli esemplari “helpers” avviene anche per le attività di caccia, guidate dagli esemplari più maturi. Sono animali molto territoriali, mal sopportando la presenza di esterni al nucleo costitutivo, per questo marcano il territorio e ne delimitano i confini».

«Sfido chiunque a trovare differenza a una distanza di qualche decina di metri fra un lupo cecoslovacco incrociato con un lupo o a un altro ibrido – spiega Giampaolo Pamio di LIPU Venezia – è dagli anni ’60 che l’allevamento illegale di cani di questo tipo è un problema, ma anche un animale cresciuto in un ambito non consono senza criteri di etologia può diventare un esemplare pericoloso o inselvatichito. Un esempio concreto? Oltre la metà dei lupi nel Centro-Sud hanno tracce genetiche di cane, ecco perché quando si recupera un lupo morto è fondamentale studiarne il patrimonio genetico per rilevare percentuali di DNA canino». Sarebbero infatti questi gli esemplari più a rischio di attacco verso l’uomo perché quando un territorio è interamente colonizzato da branchi di lupo “puri” il loro numero rimane stabile senza preoccupanti crescite della popolazione.
«Inoltre l’ibridazione comporta un indebolimento nella specie mettendone a rischio la sopravvivenza – aggiunge – ecco perché paradossalmente per “mettersi al riparo” dal lupo bisogna intervenire sul randagismo, presente anche in alcune aree collinari e rurali dei nostri territori. In Veneto l’incontro avvenuto nel 2012 in Lessinia tra la lupa Giulietta, proveniente dalle Alpi occidentali, con il maschio Slavc, di origine balcanica, ha dato vita a un branco che ha colonizzato l’Altopiano di Asiago, i Colli Euganei, il Monte Grappa, il Cansiglio e il Bellunese. Da questa espansione sono stati avvistati i primi esemplari nell’area della Città Metropolitana di Venezia. Questa presenza si è integrata senza particolari problemi, dando un valido supporto a ripristinare l’equilibrio degli ecosistemi, abbattendo ad esempio molte nutrie, che sono entrate nella catena alimentare dell’animale, che contribuisce così a regolare la presenza di una specie aliena e invasiva, tutto a costo zero per la comunità con notevole supporto ai consorzi e agli enti che si occupano di gestione idraulica e tutela dei fiumi».

Il lupo svolge infatti un ruolo ecologico importante, dato che permette di tenere sotto controllo le specie che preda, soprattutto ungulati come cervi, cinghiali, caprioli e daini, non solo contenendone il numero, ma anche impedendo indirettamente un eccessivo consumo di piante, in modo da mantenere gli habitat. La sua ricomparsa nella nostra regione e in tutto l’arco alpino è il frutto della tutela legale riconosciuta alla specie ma anche dal progressivo dall’abbandono delle aree montane da parte dell’uomo. «I Colli Euganei sono pieni di cinghiali e il lupo va ad attaccare l’esemplare più anziano, i cuccioli o gli animali più fragili – spiegano da LIPU Venezia – a differenza dei cacciatori che spesso puntano al capo più grosso, il capobranco o la femmina dominante, sconvolgendo gli equilibri e rendendo più fertili le femmine e quindi più libera di prosperare la specie».
«I giovani lupi quando arrivano all’anno di vita si staccano dal branco alla ricerca di una femmina per costruire una coppia – aggiungono – si spostano anche di centinaia di chilometri usando il corso dei fiumi o le strade asfaltate, con il rischio di incidenti fatali per l’impatto con i veicoli. Il loro numero resta però stabile e soprattutto in Val Padana, assieme a specie loro vicine come volpi e sciacalli dorati, tengono sotto controllo il numero di specie invasive, la natura infatti se lasciata fare il suo corso tende a riequilibrarsi. L’annosa questione dell’impatto della loro presenza su attività umane come allevamento e pastorizia, può essere prevenuto con misure di dissuasione non cruente come sperimentato nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi o nel Massiccio del Monte Grappa dove con reti elettrificate, cani da guardiania e la presenza dei pastori si è ridotto notevolmente il tasso di predazioni. Nel caso di danni, è previsto un rimborso pubblico, basterebbe rendere più celeri e meno farraginose le pratiche di richiesta».

La caccia al lupo può essere molto pericolosa, soprattutto per il danno che si può causare intromettendosi nei delicati equilibri della natura. «Dove vengono abbattuti maschi dominanti o femmine il branco si destruttura e così aumentano le possibilità di accoppiamento con cani randagi e le pericolose ibridazioni di specie – spiegano dall’associazione ambientalista – oppure i lupi isolati si abbandono ad attività opportunistiche come attaccare cani o animali da cortile, un comportamento ben diverso dalle logiche di gruppo dove con attacchi strutturati puntano a prede come cinghiali da 200kg. L’uomo poi non deve avvicinare in nessun modo gli animali selvatici, su questo in USA ad esempio ci sono multe salatissime, banalmente poi i rifiuti umidi non andrebbero mai lasciati all’aperto alla portata degli animali ma sempre riposti in contenitori o le galline lasciate libere. Il lupo poi toglie dalla natura animali malati o deboli, come le lepri, quindi è un alleato anche dei cacciatori».
Anche se le recenti modifiche alla Convenzione di Berna, con cui la Commissione europea ha declassato il lupo da specie “strettamente protetta” a “protetta” (dicembre 2024), permettendo abbattimenti ad alcune regioni previo parere positivo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il lupo resta una specie da attenzionare. «Viene ancora cacciato illegalmente da bracconieri come invasivo – concludono – con mezzi cruenti come le tagliole, dove spesso i lupi perdono le zampe o le staccano a morsi per liberarsi, o vengono avvelenati con veleno per topi, casi del genere per fortuna non si sono verificati in Veneto, ma il fenomeno va monitorato per evitare quanto già visto con gli orsi. E’ un predatore al vertice della catena alimentare, che proprio per il suo ruolo regola l’ecosistema, basti pensare che il parco di Yellowstone è stato salvato dalla sua presenza. Sul Cansiglio 10 anni c’era un’emergenza cervi, i pochi lupi hanno riequilibrato il sistema, quindi vanno trovate modalità per gestirlo con corridoi ecologici, censimenti regionali e prevenzione per evitarne la morte sulle strade, fenomeno che non è misurato e analizzato dal punto di vista genetico e resta sommerso».
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