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Lisa, l’incidente, il coma e il risveglio: «A sostenerci c’è la fede»

«La strada è ancora lunga, ma i progressi si vedono». Le parole di papà Marco Righi, veneziano, dopo quanto accaduto alla figlia. La sua storia ha commosso tutti, tanto che la raccolta fondi lanciata per l’acquisto dei due macchinari che dovranno aiutare la giovane al recupero dei movimenti funzionali, ha raggiunto l’obiettivo in pochi giorni. «Non bisogna mollare mai. Ci ha raccontato di un angelo…»

Speranza, forza interiore, coraggio ma soprattutto fede e preghiera sono i tasselli di una storia che ha toccato davvero il cuore di tutti. E il messaggio che arriva da papà Marco Righi – che sa bene cosa significhi ritrovarsi ad affrontare una “tempesta” improvvisa, quando ogni cosa sembra sgretolarsi di colpo – è quello di non arrendersi mai. Anche se tutto sembra ormai perduto, anche se la vita assume un carattere amaro difficile da compensare con altro, anche se «ti dicono che non c’è più niente da fare», l’importante «è non mollare». Parla per esperienza vissuta, ormai certo che quando le difficoltà, quelle vere, fanno capolino, non bisogna avere «la tentazione di cedere». Perché solo così si dà forza alle persone a cui vogliamo bene e che necessitano del nostro supporto in un momento particolare del loro percorso. «Se ti arrendi tu – dice – di conseguenza lo fa anche chi sta male. Quando Lisa era immobile e inerme su un letto d’ospedale, in realtà percepiva la nostra forza. Sentiva che le stavamo trasmettendo il nostro sostegno, la nostra energia». Vittima di un terribile incidente stradale avvenuto ad agosto scorso, Lisa Righi, quindicenne veneziana, promessa della scherma, è diventata un po’ la figlia di tutti, “adottata” con affetto da una famiglia allargata composta da medici, infermieri, amici e persone di ogni provenienza (anche dall’estero) che in questi mesi sono entrate in contatto con la sua storia. Un racconto fatto di dure prove e strade in salita, sorretto da quanti hanno voluto sostenere Lisa e i suoi cari attraverso la raccolta fondi lanciata per acquistare due macchinari – donati all’ospedale San Bortolo di Vicenza – per la sua graduale ripresa o semplicemente portando una parola di conforto, un pensiero. «Il percorso è ancora molto lungo, ma un miglioramento generale c’è. Lisa sta lentamente cercando di recuperare, un po’ per volta, l’uso della mano e del braccio destri, che erano completamente bloccati. Riesce anche ad esprimersi. Si tratta di cambiamenti lenti, ma costanti».

Lisa Righi, veneziana, dopo l'incidente in auto sta portando avanti un percorso di recupero sostenuta dalla fede e dall'amore dei suoi familiari
«Di quell'angelo ricorda bene il nome...»

L’autonomia nella deambulazione e il recupero dei movimenti funzionali sono qualcosa che potranno arrivare col tempo: pazienza, riabilitazione e tanta forza d’animo saranno la chiave fondamentale, insieme all’amore incondizionato di papà Marco e mamma Claudia, sempre accanto alla figlia nel suo viaggio di rinascita. «Nessuno, a cominciare dai medici, avrebbe scommesso in un suo risveglio», confida Righi ripensando alla fase del coma, quando Lisa si trovava nella terapia dell’ospedale di Treviso, subito dopo l’incidente. «Quanto accaduto è incredibile. Lisa è una ragazzina forte, che sta lottando con tutta se stessa. Indubbiamente aiutata da Qualcuno». Una presenza intangibile, percepita “dentro” arrivando a manifestarsi come una sensazione di pace e tranquillità interiore del tutto particolari. E anche il racconto della ragazza, condiviso con i suoi genitori al momento del risveglio, quando ancora faticava a ricordare i nomi di chi le era accanto, in uno stato di confusione dovuto al trauma subìto, parla di un “oltre” di cui lei riferisce di aver fatto personalmente esperienza. «In modo esplicito ci ha spiegato (cito testualmente le sue parole) di aver visto un angelo mentre era in coma. Le ha detto di non piangere più, perché tutto si sarebbe risolto. Quando si trovava in terapia intensiva, in effetti lacrimava continuamente. Poi, ad un certo punto, ha smesso. Le abbiamo chiesto di descriverci questo angelo – racconta il papà – e lei ci ha parlato di una luce bianca e del fatto che si chiamava Gabriele. In seguito ha raccontato anche di aver visto Dio e di avergli chiesto di poter tornare presto dalla sua mamma. Lui le ha risposto di “sì”. Lisa non ricorda i nomi di nessuno, eppure quello di Gabriele le è rimasto impresso».

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La preghiera a Carlo Acutis

Fino al momento dell’incidente credente ma non praticante, Righi spiega come la fede sia stata per lui un’alleata preziosissima in questi mesi, tanto da aver deciso di partire subito per Assisi, quando ancora aveva le costole doloranti per via dell’incidente, raccogliendosi in preghiera dinanzi alle spoglie di San Carlo Acutis. «Mi sono sentito trascinare dentro. È difficile da spiegare. Dopo quanto accaduto, qualcosa mi ha spinto a recarmi da lui. E pensare che non lo conoscevo nemmeno. Nei momenti più complicati la preghiera mi consentiva, e mi consente tuttora, di raggiungere una calma interiore speciale. Recito il rosario tutti i giorni». Il sostegno di quanti hanno preso a cuore la vicenda di Lisa – a cominciare dal Patriarca Francesco, collegatosi con la terapia intensiva, e dal parroco della comunità marciana, don Roberto Donadoni, sempre vicino alla famiglia – ha fatto il resto. «Abbiamo raggiunto in pochi giorni i 100mila euro che ci eravamo prefissati per l’acquisto dei due macchinari che aiuteranno Lisa a ripristinare i movimenti funzionali che al momento ancora non ha, anche se i progressi sono tangibili: uno si occupa del braccio, l’altro della mano, stimolandone l’apertura e la chiusura. Una volta ottenuta la cifra necessaria ho chiuso la raccolta fondi, anche se qualcuno avrebbe voluto continuare a donare. Persone da tutta Italia e anche dall’estero».

La chiesa di San Salvador, che fino al 31 maggio custodirà le reliquie di Santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes. Lisa e la sua famiglia prenderanno parte alle celebrazioni
«Quando succedono certe cose, le priorità cambiano»

Lisa dovrà restare al San Bortolo ancora per qualche tempo, dopodiché verrà trasferita in un’altra struttura per proseguire il suo percorso di recupero: «Ci vorrà un altro anno, forse due». Intanto la giovane riesce a tornare a casa, a Venezia, nei fine settimana. Si dice che nei momenti più duri si faccia tesoro delle lezioni di vita più importanti. «Quando succedono determinate cose – conclude Righi, ringraziando lo staff medico e tutti coloro che non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno – cambiano le priorità. Se prima davi importanza al guadagno o al comprarti l’auto e la barca nuova, all’improvviso ti accorgi che a contare davvero è altro. Tutto il resto passa inevitabilmente in secondo piano». La giovane sarà presente sabato 23 maggio, con la sua famiglia, all’accoglienza a San Salvador delle reliquie di Santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes (leggi qui). Fino al 31 maggio, «una settimana di grazia – come evidenziato da don Roberto Donadoni, parroco della comunità marciana – che coinvolgerà la parrocchia del Santissimo Salvatore e Santo Stefano», di cui Lisa ha sempre fatto parte, frequentandone le attività e ricevendo i sacramenti. «Lourdes è il luogo in cui il dolore umano incontra la tenerezza di Dio».

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