
La scienza e la medicina a volte si propongono in modo curioso. Invece di semplificarla, spesso complicano la realtà, soprattutto quando nel tempo si sedimentano opinioni e credenze che diventano un paradigma indiscutibile e sono il mantra quotidiano di molti ambulatori con tanto di benedizione medica: per esempio le vitamine in caso di concomitante terapia antibiotica o con i gastroprotettori in una qualsiasi politerapia poiché “tutte quelle pastiglie ci spaccano lo stomaco”.
Ecco, discutibile mi sembra il termine giusto perché ci sono delle pratiche mediche che, se proprio non necessarie, almeno un impatto economico sulla popolazione ce l’hanno, eccome… Pratiche che forse, dovremo declassare da indiscutibili a discutibili, perlomeno.

Ci sono dei casi interessanti, in particolare nel mondo misterioso e variegato degli integratori e delle vitamine, che di questi tempi affollano i referti degli esami di laboratorio e gli scontrini parlanti delle farmacie: il caso più conosciuto è sicuramente quello del dosaggio e della terapia della Vitamina D. Essendo una vitamina, senza tanti sofismi, parliamo di una sostanza essenziale per il corretto equilibrio del nostro organismo.
Ma in che quantità e con che frequenza assumerla sembra essere uno dei segreti imperscrutabili della pratica medica, come pure i parametri di laboratorio che spesso gettano nello sconforto intere schiere di pazienti. L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha da tempo cercato di chiarire gli orizzonti dando indicazioni affinché non ne venga fatto un uso indiscriminato, in quanto, proprio godendo della fiducia dei pazienti – “tanto è una vitamina e certamente non può far male” – in realtà a dosaggi o assorbimento eccessivo può nuocere alla salute o, nella più rosea ipotesi, non servire a nulla. Con buona pace delle nostre tasche.

Oggi, però, e siamo controcorrente, sembra che la vitamina D – contenuta in alimenti come il salmone, le uova e il latte – sia la panacea di tutti i mali degli ultimi anni: non solo ha salvato intere generazioni dal rachitismo, ma è diventata un toccasana per la nostra vecchiaia regolando e proteggendo qualsiasi funzione del nostro organismo. Molti specialisti ne prescrivono il dosaggio (cardiologi, ginecologi, pediatri, medici dello sport oltre che, giustamente, ortopedici e fisiatri) come elemento determinante nella salute globale del paziente.
Non solo ci sorge qualche dubbio, ma vorremmo che chi nutre tutta questa fiducia sui molteplici effetti extrascheletrici di questa fondamentale sostanza, lo dimostrasse con studi seri. Vorremmo poi che qualcuno che avesse meno di 99/100 anni dicesse che è il sole – basterebbero 30 minuti al giorno di esposizione… – il principale fornitore di quell’energia necessaria per trasformare la pro vitamina D, il Deidrocolesterolo, in pre vitamina D e successivamente in Colecalciferolo, ovvero la Vitamina D3.

Sarebbe anche utile sapere che il dosaggio del 25OH, o deposito circolante, è solo un parametro del deposito della vitamina D nel nostro corpo, ma nulla ci fa sapere di quanta vitamina D sia depositata nel nostro tessuto adiposo. In più se la misurazione viene fatta nei mesi invernali, quando l’esposizione al sole è modesta e magari anche dopo un’estate in cui al sole ci siamo mostrati poco e con protezioni degne delle tute dei palombari, il risultato non solo autorizza, ma impone copiosi interventi integrativi.
Poco o nulla, infine, viene divulgato sulla fondamentale attività fisica aerobica – passeggiate stile spesa in ritardo, non liston par boteghe… – che già molto aiuterebbe le nostre ossa, minate dall’inattività, a non sgretolarsi. E tutto naturalmente… gratis!
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