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Metà 2023: già 59 SOS per violenze sulle donne a Venezia

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Aumentano le richieste di supporto nei tre presidi antiviolenza del Comune

Nei primi sei mesi dell’anno il Comune di Venezia, attraverso il Centro Antiviolenza (CAV), ha attivato 59 urgenze per violenza sulle donne su chiamata dei Pronto Soccorso, in tutto il 2022 le richieste erano state 79. «Il numero testimonia due aspetti, da un lato che il fenomeno purtroppo esiste in modo marcato e dall’altro che la rete che l’amministrazione ha costruito con i presidi ospedalieri funziona», spiega l’Assessore con delega alle Politiche Sociali Simone Venturini.

Il dato dell’incremento infatti non va solo visto in termini negativi, nonostante i fatti di cronaca e il report di Istat che denuncia che quasi una donna su tre nell’arco della propria vita è vittima di violenze, ma come segnale dell’efficacia dei servizi antiviolenza, che nel caso di Venezia garantiscono anche un supporto emergenziale, non solo attraverso sportelli dedicati in terraferma e isole, ma anche con un numero di pronto intervento attivo 24h su 24h a disposizione dei sanitari.

Sede del CAV di Mestre Carpenedo - Immagine del Comune di Venezia
I servizi offerti dal Centro Antiviolenza di Venezia

Il Centro Antiviolenza di Venezia è presente in terra ferma a Mestre-Carpenedo, con un presidio che dura dal 1984, mentre dal 2020 ha degli sportelli anche nella città storica presso villa Groggia e al Lido di Venezia (orari e indirizzi). Oltre ai contatti in orario di ufficio, grazie a un accordo con l’ULSS 3 Serenissima, i Pronto Soccorso degli ospedali dell’Angelo di Mestre e SS.Giovanni e Paolo di Venezia sono in linea diretta con gli operatori in qualsiasi momento, in caso di particolari situazioni critiche, per dare supporto alla donne vittime di violenza.

Affianco al supporto psicologico, il Centro assicura anche servizi di ascolto, assistenza legale e approfondimenti giuridici, orientamento all’indipendenza affettiva ed economica oltre a percorsi di crescita personale. Ma soprattutto, per i casi più gravi il CAV mette a disposizione due case rifugio protette per togliere subito le donne e i loro figli da gravi situazioni di violenza e pericolo, supportando poi un re-inserimento dei propri ospiti. Il Centro è gestito da operatrici del Comune e della cooperativa LaEsse. L’accesso è sempre gratuito per tutte le donne e le persone in stato di necessità.

Immagine di San José Public Library da Flickr
2023: i numeri dei primi sei mesi del Centro Antiviolenza di Venezia

Nella prima metà del 2023 il centro ha accolto 24 donne in urgenza assieme ai loro 26 figli minorenni in strutture di protezione. Nelle due case rifugio sono state ospitate otto donne con altrettanti figli, data la capacità massima di 14 posti che viene saturata ogni anno, il Comune ha annunciato la predisposizione di altre due unità abitative che verranno adibite allo stesso scopo, per un aumentare l’offerta di assistenza.

Delle 59 attivazioni di richieste di intervento urgente partite dai Pronto Soccorso, 51 sono arrivate da Mestre e 8 da Venezia. Il CAV ha ricevuto il contatto di 209 donne per avere informazioni sul supporto rispetto alle violenze subite, di queste 55 provenivano dagli ospedali e le restanti dagli sportelli. 84 di loro hanno svolto un primo colloquio con gli operatori. Le donne impegnate in percorsi di uscita dalla violenza sono state 120 nella prima metà dell’anno.

L’identikit dell’assistita nel 2022 era formato per circa il 60% da donne italiane, in maggioranza trentenni, che hanno subito violenze da partner italiani (60%) e che hanno un buon livello di scolarizzazione, sono state vittime di violenze per almeno un anno, in maggioranza di tipo psicologico (88%) e che decidono di rivolgersi al CAV a fronte di una scelta personale.

Immagine del Parlamento Europeo da Flickr
Necessario un cambiamento culturale contro la violenza sulle donne

«I numeri dell’attività del centro, oltre che purtroppo per l’attualità del fenomeno, credo siano anche frutto del lavoro di comunicazione dei servizi fatto negli anni» – spiega Venturini – «Il racconto del supporto che si offre permette che alcune donne trovino il coraggio di dire “basta”. Non ci siamo fermati nemmeno durante la pandemia da Covid-19, offrendo supporto online a distanza».

«Il nostro lavoro da solo non è però sufficiente, il Comune, seppure supportato da una rete virtuosa composta da servizio sanitario, associazioni, volontariato e scuole, non ha la forza di modificare i modelli culturali» – precisa l’Assessore – «Ci sono esempi sbagliati di “machismo”, che vedono ancora l’uomo come prevaricatore sulla donna, promossi a livello di società e mass media, per questo c’è bisogno di una profonda revisione dei modelli che si propongono a livello di civiltà».

«Con l’attività di sensibilizzazione al tema attraverso le scuole puntiamo a lavorare sulle nuove generazioni» – conclude Venturini – «Ma la vera sfida è raggiungere le donne più fragili, come quelle di alcune comunità straniere che non avendo accesso alla vita pubblica e trovando barriere linguistiche sono più a rischio di restare sole di fronte alla violenza. Per questo lavoriamo alla traduzione di materiale informativo e a rafforzare la collaborazione con i presidi ospedalieri».

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