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Mira: a Casa San Raffaele ora c’è il Cristo ritrovato

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Un’opera di arte sacra collocata nella comunità di accoglienza per migranti

Arte e fede entrano in Casa San Raffaele. Protagonista è un’opera ora posizionata sulla facciata della comunità di prima accoglienza per migranti, in via Riscossa a Mira. «Si tratta di una lastra in alluminio con l’effigie di Cristo e la sua storia è abbastanza singolare», afferma Alberto Albertini, responsabile della struttura per migranti, aperta a Mira dalla Caritas diocesana – e gestita da padre Ilario – più di vent’anni fa.

Il crocifisso è stato donato alla Casa da Antonio Poppi, il padre dell’attuale assessore comunale alle Politiche sociali. «All’inizio non capivamo, poi abbiamo iniziato a restaurarlo con vernici trasparenti». Albertini ha coordinato la pulizia e il restauro dell’opera sia con i volontari che con gli ospiti, che si sono impegnati per ridare brillantezza all’immagine del Cristo.

Un crocifisso con una storia, restaurato dai migranti

«Ma la vera particolarità è arrivata in seguito», racconta Albertini. «Abbiamo discusso su dove posizionarlo e con grande sorpresa – aggiunge lui con entusiasmo – girandolo abbiamo notato la targa: un Cristo realizzato per una mostra del ’77 da Guido Böhm». Nei giorni scorsi l’opera è stata appesa sul fronte della Casa. «Giovedì 21, alle 21, l’inaugurazione e la benedizione. Oltretutto un’occasione per ringraziare, visto che nessuno di noi ha preso il Covid». E, indipendentemente dalla religione degli ospiti, tutti hanno espresso il piacere di partecipare alla cerimonia.

Quello del crocifisso restaurato è soltanto uno dei molti progetti che i ragazzi della Casa, 25 migranti, realizzano ogni giorno. Gli ospiti presentano con orgoglio i loro lavori e insieme ad Albertini mostrano, per esempio, i tavoli incisi e la casetta di legno situata al di fuori dell’edificio, dove le persone del posto, di loro iniziativa, lasciano libri per coloro che passano di lì.

Il futuro di Casa San Raffaele con l'emergenza mgranti

E adesso, in questa fase di emergenza migranti, cosa accadrà? A Casa San Raffaele, con ogni probabilità non arriverà nessuno, perché la struttura è già al limite della sua capienza. Ma altrove, immagina Albertini, «la situazione potrebbe essere complicata da gestire: i flussi migratori aumenteranno e le richieste di accoglienza pure».

Non bastano edifici e posti letto, ma anche una buona gestione delle strutture: «Bisogna accompagnare le persone 24 ore su 24 per riuscire a conoscerle davvero. Da noi, per esempio, ognuno ha un compito specifico; ci sono turni per lavare le camere, i bagni e la cucina ed uno degli ospiti gestisce la lavanderia. Quasi tutti hanno un lavoro e si autogestiscono». In questo modo, conclude il responsabile della Casa, è più facile l’inserimento degli ospiti nella società.

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