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Non solo miopia. Vedere sfuocato e gli altri difetti di refrazione

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di Mauro Poggi, Oculista dell’Ospedale dell’Angelo e della terraferma veneziana

Spesso si associa il termine miopia al fatto di non vedere bene, tanto che la miopia è diventata addirittura una metafora di chi non capisce le cose: “Quella persona ha una visione miope del problema” significa di fatto che quella persona il problema proprio non lo comprende appieno e compiutamente.

Il dato di fatto è che il miope vede sfuocato gli oggetti distanti, e questo è risaputo, ed è quasi altrettanto noto che il presbite veda male vicino. Ma, allora, come vede un ipermetrope o, ancora più misterioso: come vede un astigmatico? Per spiegarlo dobbiamo parlare di vizi di refrazione.

Che cosa sono i vizi di refrazione?

Chiariamo subito che anche il miope può vedere benissimo lontano: se il suo occhio è sano – cioè senza malattie come la cataratta, la maculopatia o il glaucoma – un miope con un difetto anche elevato può vedere benissimo… Ma usando gli occhiali!

Si definisconovizi di refrazione” proprio perché non sono vere e proprie malattie degli occhi, ma dei “vizi” o “difetti della messa a fuoco: le immagini non sono messe a fuoco sulla retina, la pellicola – diciamo così – di quella perfetta macchina fotografica che è il nostro occhio.

Stiamo quindi parlando di ottica fisica: quando un raggio luminoso raggiunge una superficie si può comportare in tre modi seguendo tre diversi fenomeni fisici:

  • la riflessione, come avviene negli specchi;
  • l’assorbimento, come avviene in tutte le superfici “opache”;
  • la rifrazione, quando il raggio luminoso attraversa la superficie “trasparente” e cambia il suo percorso e viene quindi “rifratto”.

In un occhio perfetto i raggi luminosi provenienti dall’infinito vengono refratti e fatti convergere sulla retina. Così vediamo nitidamente. Quando non vengono fatti convergere sulla retina c’è quindi un “vizio di refrazione” e, a seconda dell’errore di messa a fuoco, definiamo questo difetto: l’immagine è a fuoco al davanti della retina, al di dietro di essa oppure un po’ davanti ed un po’ dietro a questa.

Immagine di xb100 su Freepik
Come intervenire per il difetto di refrazione della miopia

Questo per i raggi che provengono dall’infinito e quindi da lontano, quando un oggetto invece è vicino i raggi sarebbero divergenti e quindi andrebbero a fuoco al di dietro della retina, ma un muscolo interno all’occhio, il muscolo ciliare, può “accomodare” cioè compie un lavoro per portare l’immagine a fuoco più avanti e quindi sulla retina.

Ecco, quindi, che possiamo capire meglio la vera definizione di miopia: un occhio è miope quando è troppo lungo e l’immagine è quindi focalizzata al davanti della retina. In questo modo l’immagine risulterà sfuocata e, anche se l’occhio è sano, verrà vista in modo non corretto. Il soggetto miope, dunque, vedrà veramente male, anche molto male se la miopia è elevata.

Basterà però correggere la refrazione, con una lente su un occhiale, con una lente a contatto o, al giorno d’oggi, anche intervenendo sull’occhio con la chirurgia, ed ecco che, per magia, anche il miope vedrà perfettamente!

Ma perché allora il miope è per antonomasia colui che non ci vede e non l’ipermetrope o l’astigmatico, che vedono sfuocato esattamente come lui? Per capirlo bisogna parlare degli altri difetti di refrazione: l’ipermetropia, l’astigmatismo e la presbiopia.

Gli altri difetti di refrazione: ipermetropia, astigmatismo e presbiopia

Nell’ipermetropia abbiamo un occhio troppo corto: in questo caso l’immagine viene focalizzata al di dietro della retina, quindi l’ipermetrope vedrebbe sfuocato esattamente come il miope se non che… Il piccolo muscolo che può cambiare il potere della lente interna al nostro occhio, cioè il cristallino, quando leggiamo può spostare l’immagine un po’ più in avanti. Ecco perché un ipermetrope, entro certi limiti, riesce a vedere bene anche senza occhiali, proprio sfruttando le potenzialità di questo muscolo. Questa potenzialità però decresce negli anni e, invecchiando, anche chi è ipermetrope finirà per dover usare gli occhiali.

L’astigmatismo, invece, e un’alterazione più complessa in cui la messa a fuoco avviene su piani diversi: ad esempio le linee orizzontali sono messe a fuoco più avanti e le linee verticali più indietro. Ne deriva, quindi, un’immagine distorta, che a metà strada è sfuocata, ma non completamente ed, entro certi limiti, può consentire una vista discreta.

Abbiamo, infine, la presbiopia che è determinata dalla diminuita funzionalità del muscolo ciliare e quindi dell’accomodazione: cioè non si è più in grado di modificare la messa a fuoco tra gli oggetti lontani e quelli vicini. Questo fenomeno è fisiologico e progressivamente inizia a comparire dopo i 40 anni di età.

Anche per gli ipermetropi, gli astigmatici e i presbiti, proprio come per i miopi, vale il fatto che – a patto che l’occhio e le vie visive siano sani, cioè esenti da malattie che ne compromettano la funzionalità – con un’idonea correzione ottica si possa “spostare” l’immagine per farla focalizzare sulla retina e quindi possano anche loro vedere bene.

In conclusione, ecco perché il miope è colui che non ci vede per antonomasia: perché in nessuna fase della vita può utilizzare un artificio naturale, come l’accomodazione, per vedere nitidamente ed è sempre obbligato ad utilizzare gli occhiali o le lenti a contatto.

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