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Notte di Capodanno a teatro con Le allegre comari di Windsor

Il teatro Goldoni brinda al nuovo anno con la commedia shakespeariana che vede Eva Robin’s nel ruolo di Miss Quickly

L’amore contrastato dei giovani, gli equivoci, i travestimenti, le beffe. E le donne, libere di pensare e agire. Il Teatro Goldoni di Venezia saluta il 2023 con “Le allegre comari di Windsor” e, assieme al cast dello spettacolo, che vede l’iconica Eva Robin’s nel ruolo di Miss Quickly, brinda al nuovo anno. Una delle commedie più amate e rappresentate del Bardo, come viene chiamato William Shakespeare, è già in scena da giovedì 28 e resterà in replica fino a lunedì 1 gennaio. Nello spettacolo l’opera e i personaggi di Shakespeare vengono evocati in una sorta di country club dal sapore inglese, fatto di tartan e kilt, in un vivace gioco di farse, danze e violenze, il tutto in un ambiente scenico che evoca il design di una scacchiera. Mai infatti come in questo allestimento, pensato per l’occasione, la scena dialoga con i costumi nel segno grafico, che ne è estensione e felice connubio. Lo spettacolo, una produzione TSV – Teatro Nazionale, è stato realizzato nell’ambito della Compagnia Giovani, con un accordo tra Regione Veneto e Teatro Stabile del Veneto all’interno del Progetto Te.S.eO. Veneto – Teatro Scuola e Occupazione. La giornata del 31 sarà un’occasione per celebrare l’arrivo del 2024 direttamente a teatro. Dopo lo spettacolo di domenica 31 dicembre, con inizio alle ore 21, seguirà infatti il brindisi per festeggiare il nuovo anno con il pubblico.

La commedia dei fraintendimenti

Al centro della narrazione le burle di due signore che, ricevendo attenzioni e lettere d’amore da un uomo buffo e squattrinato, ricambiano facendosi beffa del malcapitato. Una commedia dei fraintendimenti dalle risate assicurate, un incalzare di equivoci e situazioni surreali che coinvolgeranno il pubblico per due ore di puro spettacolo senza intervallo. Nell’adattamento curato da Angela Demattè, che gioca sulla fedeltà del linguaggio, Andrea Chiodi conferma il suo talento registico, creando un mondo immaginario abitato da un cast d’eccezione. L’iconica Eva Robin’s vestirà i panni di Miss Quickly, sempre pronta a tessere quel filo che unisce tutti gli inganni. Assieme a lei, sul palcoscenico, Angelo Di Genio, Francesca Porrini, Nicola Ciaffoni, Davide Falbo, Riccardo Gamba, Sofia Pauly, Ottavia Sanfilippo e Pierdomenico Simone. Ad arricchire la produzione le scene di Guido Buganza, i costumi di Ilaria Ariemme e la cura dei movimenti di scena di Marta Ciappina, oltre alle musiche di Daniele D’angelo che ha creato atmosfere dance, da sabato sera, utilizzando stralci e lacerti dall’aria di Verdi “Quell’otre, quel tino!”, oppure la voce di Orson Welles, grande Falstaff del passato. Tante anche le citazioni che nella baraonda festaiola diventano solo l’eco di un ricordo ormai svanito.

Una commedia nata per Elisabetta I

Tradizione vuole che La scrittura dell’opera sia nata dal desiderio della regina Elisabetta, innamoratasi del personaggio del pingue Falstaff nell’Enrico IV, tra il 1599 e il 1601, e che al grido di “More Falstaff, More Falstaff!” chiese a Shakespeare un’altra commedia con il pantagruelico personaggio. Ciò che colpì la regina nelle scorrerie di Falstaff fu il suo essere irresistibile specchio deformato della Corte reale. Shakespeare non poté che esaudire la regina tanto da scrivere “Le allegre comari di Windsor” in quattordici giorni, collocando Falstaff nel paese di Windsor. Lì nessuno si occupa più del governo ma bensì del denaro e delle piccole cose ad esso collegate. Tutto è piccolo, minuto, da storiella. In realtà la richiesta della regina doveva certamente servire a divertire il popolo e a distrarre la corte, sottile manipolazione con cui il potere agisce per avere il controllo. «L’omaggio alla casa reale inglese è in qualche modo celebrato attraverso uno stile formale, in cui l’eleganza segue la regola dell’adeguatezza ad un canone preciso che nel nostro lavoro si traduce nell’abbigliamento bon-ton del mondo borghese e soprattutto nella ripetitività dei pattern tartantanto cari ad un’altra grande Elisabetta da poco scomparsa. – spiega la costumista Ilaria Ariemme – Falstaff sovverte i canoni perché, personaggio fuori dal coro, nel tentativo di ribaltare le rigide regole di un mondo ufficiale viene da esso deriso e massacrato».

L’Ordine della Giarrettiera

“Honi soit qui mal y pense!” ovvero “Sia vituperato chi pensa male” è uno slogan presente sullo stemma dell’Ordine della Giarrettiera e dal nome dell’Ordine prende nome anche la locanda presente nel testo. Tutto questo indicherebbe come probabile data per la prima rappresentazione l’aprile del 1597, giusto un mese prima dell’installazione del consiglio dei Cavalieri dell’ordine a Windsor. «Per me questo è uno spunto interessante. Proprio il ridere delle disgrazie altrui è comportamento estremamente borghese, laddove il fallimento di qualcuno è il successo di un altro. – spiega Chiodi – Allegre comari ci descrive una società nuova, senza valori alti e cavallereschi, una provincia a tratti violenta, un mondo borghese e arricchito, un mondo simile a “Il capitale umano” di Virzì, se dovessimo paragonarlo ad un racconto contemporaneo. Ho voluto portare, come spesso ho fatto con le commedie di Shakespeare, tutti i personaggi in un mondo evocativo, in una sorta di country club immaginario dal sapore molto inglese fatto di tessuto tartan e kilt». Per info, orari e prenotazioni: www.teatrostabileveneto.it.

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