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Nuovi spazi educativi in città: riaperto il campo sportivo di S. Alvise

Inaccessibile dagli anni della pandemia, dopo un importante intervento di recupero è tornato ad aprire le sue porte a bambini e famiglie, coinvolte nella gestione e supervisione settimanale. Un’iniziativa promossa dal parroco don Luciano Barbaro, che a fine aprile inaugurerà anche la sala teatro: «Occasione per fare comunità»

Da un cancello chiuso a un importante recupero che ha permesso di riaprire le porte a tanti bambini e ragazzi in cerca di uno spazio in cui potersi incontrare dopo le ore sui banchi di scuola. Perché si sa, a Venezia di luoghi in cui giocare a rincorrersi o fare qualche tiro a pallone non ce ne sono molti, limitati solo ad alcune zone del centro storico e fino agli 11 anni d’età. Il regolamento di Polizia e sicurezza urbana indica infatti una serie di aree consentite – come campo del Ghetto e San Francesco della Vigna – escludendone molte altre in quanto ad alta densità turistica, a cominciare da quella marciana e realtina. Quanto portato avanti dal parroco della comunità pastorale di San Marcuola, Sant’Alvise e Madonna dell’Orto, don Luciano Barbaro, con l’inaugurazione del nuovo patronato di Sant’Alvise, a Cannaregio, va in una direzione precisa: proporre un’occasione per fare comunità e creare relazioni tra piccoli e grandi. Una formula che si sta rivelando vincente da quando la novità, da pochissime settimane, ha preso ufficialmente il via. E nulla sarebbe stato possibile senza il coinvolgimento di un gruppo di genitori resosi disponibile a tenere aperto il patronato quattro giorni alla settimana: lunedì, giovedì, venerdì (dalle 16.30 alle 18.45) e sabato (dalle 10 alle 12). Se a San Marcuola continua ad essere svolta l’attività del catechismo, oltre che alcune riunioni e qualche occasione di ritrovo per gli anziani, a Sant’Alvise viene ospitato invece l’aspetto ludico e ricreativo vero e proprio.

Il campo sportivo di Sant'Alvise ristrutturato e nuovamente accessibile a bambini e famiglie
«Per una Chiesa in uscita»

«Abbiamo recuperato il campo sportivo e la sala teatro, con palco a norma, che può contenere un centinaio di persone. Andava sistemato tutto – commenta don Barbaro, spiegando che la seconda, per cui si stanno ultimando le pulizie, verrà inaugurata il 26 aprile portando in scena un’iniziativa teatrale –. L’area gioco esterna è aperta a bambini dalle elementari alle medie, almeno per il momento. Avere uno spazio come questo chiuso, con l’erba alta che cresceva, trasmetteva un messaggio negativo. Era un peccato vederlo nelle condizioni in cui era. Attraverso questo recupero, invece, è stata lanciata un’opportunità preziosa ai veneziani», principalmente della zona. Ci sono bimbi che frequentano il catechismo, a cui se ne aggiungono altri che non prendono parte alla Messa della domenica in parrocchia. A conferma di come il passaparola tra i giovanissimi del sestiere si sia ormai sparso, arrivando a riunire di giorno in giorno anche più di 30 ragazzi, per una cinquantina di persone complessive se tenuto conto anche della presenza dei loro genitori. «Da un lato c’è il tema pastorale: la comunità cresce e deve trovare occasioni per fare rete e comunità. Bisogna mettere in pratica il Vangelo, sapendo andare oltre la Messa della domenica, altrimenti il rischio è di fermarsi soltanto alle belle parole. L’annuncio cristiano deve generare momenti di condivisione, per essere vissuto realmente, con la comunità chiamata a dar vita – analizza il parroco, promotore dell’intera operazione – ad un luogo educativo. L’idea di fondo è quella di donare qualcosa di noi agli altri. Si parla tanto di missione, ma se poi non crediamo in una Chiesa in uscita, capace di incontrare la gente…».

I bagni nuovi della sala teatro realizzati con l'aiuto dell'8xmille
I lavori hanno potuto contare anche sull'aiuto dell'8xmille

Intitolato al santo Piergiorgio Frassati, il campo sportivo di Sant’Alvise oggi è autogestito grazie alla disponibilità garantita da alcune famiglie. «Chiaramente condividiamo dei punti di fondo, una sorta di regolamento non scritto. Il giorno in cui abbiamo riaperto, dopo pochi minuti c’erano già 30 giovani». Il patronato era chiuso ormai dalla fase pandemica e necessitava di una serie di interventi. «Abbiamo predisposto nuove attrezzature sportive (ora i bambini possono giocare sia a basket che a calcetto), messo in sicurezza gli spazi attraverso imbottiture in gomma dove necessario, la parte del verde è stata bonificata grazie all’intervento della cooperativa sociale “Laguna fiorita” e quella elettrica sistemata e messa a norma. C’era molto da fare. È presente anche uno spogliatoio, in caso di necessità. Per quanto riguarda invece il teatro sono stati cambiati infissi e impianto elettrico e sono stati realizzati dei bagni nuovi». Il tutto per una spesa complessiva di circa 70.000 euro, coperta da fondi parrocchiali, da donazioni di alcuni benefattori e, sul fronte dei bagni, con l’aiuto dell’8xmille. «Nella sala teatro – prosegue don Barbaro – da settembre vorremmo organizzare qualcosa anche per gli anziani». Per abbattere i muri della solitudine, spesso difficili da gestire, proponendo appuntamenti settimanali dedicati ad esempio alla tombola e all’uncinetto. Poi eventi affidati a compagnie teatrali («per ora se ne sono offerte due»), feste di compleanno e conferenze in tema di salute e sicurezza. «Insomma, l’obiettivo è quello di preparare un calendario. Sempre con lo spirito di condivisione con cui è partito questo progetto».

La chiesa di Sant'Alvise e l'omonimo campo, nel sestiere di Cannaregio
«Il patronato? Molto più inclusivo di un parco pubblico»

Annamaria, mamma di due figli che frequentano il catechismo, è tra i genitori impegnati a garantire a turno l’apertura del nuovo campo sportivo di Sant’Alvise. Da lei parte l’appello a quanti volessero contribuire con una donazione, alla luce di alcuni interventi che mancano ancora da fare, come dipingere il pavimento e piantumare fiori e piante nell’angolo verde. «Questo progetto rappresenta un’alternativa preziosa per i bimbi. O hai la fortuna di avere uno spazio verde vicino a casa (e in zona c’è il parco Groggia), altrimenti tanti altri luoghi di ritrovo alternativi per i nostri figli non ci sono. Oltretutto – riflette Annamaria – il patronato è molto più inclusivo, mentre al parco tendono a formarsi più gruppetti. Don Luciano si è prodigato tanto per coinvolgere le famiglie, per far capire loro che possono fare qualcosa di concreto per la comunità. Vedere il cancello chiuso non lasciava certo indifferenti le persone che vi passavano davanti». In questi giorni Annamaria ha toccato con mano anche la voglia di riscoprire, da parte dei piccoli, i giochi tradizionali di una volta, come il salto con la corda. «Un tuffo nel passato – sorride la donna –. Vengono soprattutto bambini del circondario». I genitori coinvolti nell’apertura del patronato e attenti a supervisionare l’attività di gioco libero, hanno i propri bimbi che frequentano il catechismo. Soddisfazione per il risultato raggiunto arriva anche da Chiara Dal Gesso, animatrice, anche lei coinvolta nel neo progetto. «Vedere insieme tanti bambini e ragazzi di varie realtà (non tutti infatti frequentano la parrocchia) è qualcosa di veramente bello. È diventato ormai un appuntamento fisso: andiamo ad aprire e li troviamo già fuori ad attendere», racconta Dal Gesso, di San Marcuola. «Abbiamo suscitato curiosità: persone di tutte le età vengono a vedere il nuovo campo sportivo. Dicono: “Era ora che questi spazi venissero recuperati”».

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