

Riscoprire la fede che è stata donata con il battesimo attraverso i mosaici di San Marco. È questa la proposta che i giovani della Casa universitaria Santa Fosca hanno rivolto ai loro coetanei la sera di mercoledì 25 marzo. A partire dagli studi e dalla passione per l’arte di alcuni di loro, decine di giovani hanno trascorso una serata con le facce all’insù, contemplando le volte e le cupole della basilica, che da quasi un millennio accolgono i fedeli e li introducono nel mistero di Dio. «La bellezza dice qualcosa che le parole non possono dire, e rivela un mistero che non è solo dell’uomo, ma anche di Dio» ha affermato don Marco Zane, direttore del Centro diocesano per le vocazioni e, per quella sera, collaboratore del gruppo di giovani che hanno condotto la visita.

La prima tappa della serata è stata la prima cupola meridionale del Nartece, ossia dell’atrio della basilica, che rappresenta l’evento originario della storia della salvezza, la creazione. In quei mosaici duecenteschi il Creatore è rappresentato con gli attributi di Cristo e dall’albero della vita si scorge già il profilo della croce. Come hanno spiegato le guide, si tratta di dettagli trascurabili per i visitatori e i fedeli di oggi, ma capaci, invece, per un occhio educato ai simboli, di anticipare già l’annuncio salvifico della morte, passione e risurrezione di Gesù Cristo. In seguito, la visita si è spostata all’interno, nella navata centrale, sotto la grande cupola della Pentecoste, la più vicina al portale di uscita per i fedeli: di qui l’invito ai credenti di portare la buona novella a tutte le genti, come hanno fatto gli apostoli raffigurati nella cupola. Poi, ultimo e decisivo passaggio è stato il battistero, da poco restaurato (leggi qui). Qui le guide hanno sottolineato la presenza, sulla parete di fronte alla vasca realizzata dal Sansovino, della scena della Passione di Cristo, a ricordare che è dal sacrificio d’amore di Gesù che sgorga l’acqua che fa diventare figli adottivi di Dio. Al termine della spiegazione artistica e teologica, inoltre, c’è stato un piccolo momento di catechesi vera e propria, che è culminato con il rinnovo delle promesse battesimali da parte dei partecipanti.

Le proposte di catechesi attraverso l’arte non sono nuove in cattedrale, ma ciò che stupisce di questa iniziativa è l’età degli organizzatori: «I ragazzi che hanno fatto da guide durante la serata sono gli stessi che hanno pensato e dato vita all’iniziativa stessa – spiega Lucia Cerardini, giovane responsabile di casa Santa Fosca -. Ci tengo a sottolinearlo perché penso sia un valore aggiunto, che testimonia come le case del Centro di Pastorale Universitaria (CPU) incoraggino l’intraprendenza e la creatività dei ragazzi. È un aspetto che rientra nella natura di autogestione delle case CPU, in cui i ragazzi spendono i propri talenti a favore degli altri collaborando tra pari». Inoltre, secondo Lucia, l’iniziativa è degna di nota anche per il riscontro da parte dei ragazzi visitatori: «Offrire la possibilità di una visita privata alla basilica è un grande privilegio. È sicuramente prezioso per gli studenti fuorisede che vivono nelle case studentesche: non è scontato, infatti, che nel loro approccio universitario alla città abbiano occasione di conoscere e visitare San Marco, e di certo non in questo modo. Molti studenti, che sono a Santa Fosca da quest’anno, mi dicevano, prima di iniziare la visita, che quella sera era per loro la seconda volta in assoluto che entravano in basilica – dopo la messa di inizio anno accademico – e perciò erano molto emozionati».
Per Giacomo Tescari, invece, giovane studente di Santa Fosca e tra gli organizzatori della serata, l’iniziativa è stata l’occasione di mettersi in gioco e di raggiungere persone diverse con il messaggio di fede rappresentato nell’arte: «La proposta di catechesi tra arte e fede è nata durante una chiacchierata con don Marco Zane. Nel contesto del gruppo Spiritualità di Casa Santa Fosca, di cui faccio parte, è nata l’idea di coinvolgere alcuni studenti universitari per introdurci al mistero della Pasqua attraverso il sacramento del Battesimo. Credo che questo genere di proposte possa aiutare a far crescere e, talvolta, ad elevare lo spirito a Dio: perché l’arte parla». Tuttavia, afferma Giacomo, la trasmissione della fede attraverso l’arte non è soltanto qualcosa di utile per gli altri, ma è importante anche per la sua vita: «Credo che raccontare la fede attraverso l’arte sia soprattutto una testimonianza della presenza di Dio nella mia vita. Sento che lo studio dell’arte, anche a livello accademico, sta rafforzando la mia fede: cerco sempre di incontrare Dio nello studio delle opere e, ciò che vedo bello nell’arte, lo percepisco come un segno della Sua presenza».
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