

Nel 2028 ricorreranno i 1200 anni dall’arrivo delle spoglie dell’evangelista Marco a Venezia e per l’occasione il Patriarcato ha presentato questa mattina, a Sant’Apollonia, l’anno marciano, un lungo periodo di celebrazioni e appuntamenti che si snoderanno dall’8 ottobre 2027 fino all’1 febbraio 2029. Un anniversario che non riguarda soltanto la memoria storica, ma anche l’identità e la missione della Chiesa veneziana, richiamando l’urgenza dell’evangelizzazione e della testimonianza della fede. Celebrazioni tanto attese in città, anticipate da un annuncio volto a consolidare il legame millenario tra il leone alato e la terra veneta: San Marco è stato proclamato formalmente patrono del Veneto. Il riconoscimento, giunto dalla Santa Sede attraverso il Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, è arrivato grazie all’accoglimento della richiesta corale dei vescovi della provincia ecclesiastica del Veneto, comprendente dieci Diocesi che includono anche una piccola porzione di Friuli Venezia Giulia, fatta insieme al Patriarca Francesco Moraglia. «La risposta è stata positiva», ha riferito don Morris Pasian, segretario della Commissione e patriarcale, nonché co-direttore della Pastorale giovanile.

Dall’imponente Pala d’Oro della Basilica di San Marco è stata tratta l’immagine per il logo ufficiale dell’anno marciano, frutto di un lavoro di Lorenzo Tiengo, docente ed educatore presso Iusve e Istituto San Marco dei Salesiani, in collaborazione con l’Ufficio Comunicazioni Sociali del Patriarcato. Logo che nasce da una formella che narra il viaggio del veliero che ha portato nella città d’acqua le spoglie dell’evangelista nell’anno 828. A bordo si notano Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, che riuscirono a recuperare il corpo del santo ad Alessandria d’Egitto depositandolo, con un abile stratagemma, in una cesta ricoperta da uno strato di carne di maiale, considerata impura dalle guardie doganali musulmane. Le spoglie furono riportate a Venezia e, al rientro, il 31 gennaio 828 d.C. il doge dichiarò Marco patrono della città al posto di San Teodoro. Se la vela rappresenta lo Spirito Santo, la Croce la fede nel Risorto, mentre la barca la Chiesa, sopra la quale i popoli sono invitati a salire. Il mare, infine, è la metafora della nostra esistenza che, seppur tormentata, in Cristo trova la quiete. Per quanto riguarda invece il font del logo è Bembo, carattere progettato nel 1495 da Francesco Griffo per il tipografo veneziano Aldo Manuzio. Spiegazioni fornite da don Marco Zane, tra i membri della Commissione, direttore del Centro diocesano vocazioni e dell’Ufficio comunicazioni sociali, oltre che co-direttore della Pastorale giovanile. E sarà proprio il gruppo di lavoro costituito dal Patriarca Francesco per curare e coordinare le iniziative diocesane per il prossimo anniversario dedicato al santo patrono, a dover attuare lo svolgimento dei vari appuntamenti.

Il moderatore della Commissione, il professor Alberto Peratoner, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Cultura e del Turismo, ha indicato le diverse categorie dedicate all’anno marciano: celebrazioni liturgiche, viaggi e pellegrinaggi (come quelli previsti ad Aquileia) oltre che visite in Basilica. Itinerari in Laguna e nell’entroterra veneto alla scoperta di quelle opere che testimonino la storia di Marco («realizzeremo una mappa in rapporto alla città»), eventi interreligiosi, progetti aperti a scuole, case di riposo e carceri per portare la luce di Marco a chi vive una vita da recluso, convegni, conferenze, mostre, concerti, pubblicazioni e oggetti materiali e simbolici. Tra gli interlocutori sono stati annunciati i primi nomi, a cui se ne aggiungeranno via via altri con l’avvicinarsi dell’anno marciano: Procuratoria di San Marco, Regione, Comune e MuVe, Teatro La Fenice, Scuola Grande di San Marco, Abbazia mechitarista di San Lazzaro degli Armeni. Già nella Lettera pastorale del 4 ottobre 2025 “Pax tibi Marce”, il Patriarca Francesco aveva invitato tutta la Diocesi a intraprendere un “percorso verso l’Anno Marciano che si celebrerà nel 2028”. Nel decreto di costituzione della Commissione ha voluto sottolineare che il Patriarcato vive “uno speciale legame spirituale e culturale con l’evangelista e martire, patrono della comunità ecclesiale e civile”, ricordando anche che l’arrivo delle spoglie di San Marco “fu l’occasione di una rifondazione spirituale e culturale della Chiesa particolare e dell’identità civile del popolo veneziano” che in lui si riconoscono. “Il leone alato, effige dell’evangelista ed emblema della Repubblica Serenissima, è ancor oggi il simbolo in cui si identificano i fedeli della Chiesa particolare e i cittadini veneziani”. «Era opportuno sottolineare questo anniversario – il commento di mons. Moraglia – dando un respiro ecclesiale e anche culturale e cittadino a quello che è l’evento che ci apprestiamo a vivere. Saranno mesi intensi, in cui torneremo sulle orme di Marco, imparando ad essere discepoli del Signore, evangelizzatori e testimoni. Ma essere anche capaci di offrire ciò che Marco ha rappresentato a Venezia».

«Non volevamo fosse solo un anno celebrativo – ha evidenziato Peratoner – ma il frutto di un percorso condiviso e costruito in un triennio dedicato al santo sotto alcune declinazioni: Marco il discepolo, per pensare anche alla nostra umanità viva e incarnata, Marco l’evangelista ponendo al centro il suo Vangelo, il primo cronologicamente parlando, e Marco il testimone». Presidente della Commissione è mons. Daniele Memo, vicario episcopale per la Pastorale, e segretario aggiunto Filomena D’Agostino. Ne sono membri, oltre ai nomi già citati, don Federico Bertotto, cancelliere patriarcale, don Francesco Marchesi, direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e il Dialogo interreligioso, e il professor Francesco Trentini dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, funzionario storico dell’arte con incarico di referente per la Tutela e la Valorizzazione di Villa Pisani presso la direzione regionale Musei del Veneto. Si sta già lavorando ad ampliare la collaborazione con altre realtà, sviluppando proposte e percorsi per i quali saranno coinvolte le competenze presenti nella Diocesi e anche fuori di essa, dialogando con le principali istituzioni civili, accademiche e culturali.
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