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Progetto Ri-Fiorire: il giardino terapeutico per anziani

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Portineria di Quartiere di via Piave e Soroptimist Club Miranese-Riviera del Brenta per le RSA dell’ULSS3

Curare le persone anziane con le piante si può? Questa è l’idea partita tre anni fa con il progetto Ri-Fiorire presentato all’ULSS3 Serenissima che ha deciso di patrocinarlo attraverso la Direzione servizi sociali, con il sostegno del Soroptimist Club Miranese-Riviera del Brenta. «Nasce da una serie di incontri ed esperienze differenti – spiega la dottoressa Francesca Meneghello, neurologa del Centro per il Decadimento Cognitivo e le Demenze della UOC Cure Primarie Dolo-Mirano – ho lavorato per molti anni al San Camillo al Lido dove avevo fondato il mio primo giardino terapeutico e tornata in terraferma volevo continuare con questo tipo di orticultura rivolta alla stimolazione degli ospiti delle RSA».

Dall’ULSS3 è stato semplice mappare le 13 residenze per anziani da coinvolgere, dopo aver iniziato con un progetto pilota su una singola struttura. «Il Soroptimist ha deciso di sostenere questa mia idea – aggiunge il medico – ho formato un team ristretto con uno psicologo, l’agronoma Tina e una appassionata giardiniera come Anna, che è anche animatrice della Portineria di Quartiere di via Piave a Mestre dove ha dato vita all’Iris Garden Club. Senza l’aiuto di tutti non sarebbe stato possibile, visto che offriamo una formazione dedicata agli operatori delle case di riposo per portare questo approccio nei percorsi assistenziali dei loro ospiti. I corsi sono gratuiti e i primi che abbiamo erogato sono stati svolti negli spazi di Casa di Anna a Zelarino».

L'Iris Garden Club e l’attività nella Portineria di Quartiere di via Piave

«Abbiamo iniziato a curare il verde dall’inverno del 2021 – raccontano dalla Portineria – tutto è partito per migliorare lo spazio della corte interna, da lì poi sono nate diverse collaborazioni fra cui quella con il Coges Don Milani, che ogni settimana ormai porta dei minori non accompagnati per svolgere delle attività di volontariato con educatori. Il nostro Iris Garden Club è nato a partire dalle richieste del quartiere, per cui abbiamo iniziato a occuparci della manutenzione di aiuole o di giardini, non per sostituirci a professionisti ma per sistemare il verde urbano o aiutare persone in là con gli anni che non riescono più a gestire i loro spazi florali in casa. Veniamo soprattutto incontro a chi non potrebbe permettersi il costo di un giardiniere».

«Poi grazie alla passione di Anna – aggiungono – abbiamo anche affiancato servizi di bricolage e falegnameria. Sistemiamo piccoli mobili come sedie e tavoli per venderli al mercatino solidale che si tiene ogni primo giovedì del mese oppure usiamo il materiale in modo creativo per creare fioriere su misura che usiamo proprio per il progetto Ri-Fiorire. C’era già venuta l’idea recuperare piante trascurate, che ci vengono donate prima della soglia del non ritorno o da chi non può più tenerle, ma da quando è iniziato il progetto per le RSA abbiamo messo a sistema questa attività, con cittadini che hanno iniziato a donarci piante e fiori. Che siano troppo grandi o prolifiche, gracili o malaticce, vengono curate con amore prima di essere riportate a nuova vita grazie ai laboratori organizzati per gli ospiti delle RSA».

Ri-Fiorire: il ruolo del giardino terapeutico nell’assistenza gli ospiti delle RSA

L’attività proposta agli anziani richiede manualità e fa uscire dalla routine di una casa di riposo attraverso dei compiti che tengono attivi e in esercizio mentale oltre che fisico. «E’ bello vedere volontari o educatori che aiutano chi ha una capacità motoria ormai limitata – racconta la dottoressa Meneghello – nel nostro territorio la vocazione orticola è abbastanza diffusa, quindi in molti ospiti si risvegliano passioni sopite, le strutture poi sono dotate di spazi verdi, terrazze o luoghi che possono ospitare piante, quindi non è così difficile favorire un contatto con la natura che dia benessere, una forma di cura vegetale che fa bene anche alle persone che la praticano».

Un’idea che nasce da una letteratura scientifica che dimostra che attività di questo tipo hanno importanti ricadute sulle patologie grazie a forme di mobilità dolce compatibili con patologie come l’artrosi. «I nonni dimostrano un’attenzione verso queste forme di vita – aggiunge la sanitaria – spesso riemergono competenze che loro stessi insegnano agli operatori, ma anche nei casi più gravi questa attività stimola e permette di contenere l’impiego di farmaci psicoattivi, oltre a ridurre gli infortuni perché ci si muove, ma stabilizzando i movimenti. Il bello delle piante è che producono benessere in un circolo virtuoso che mette in rete sanità, assistenza, volontariato e amore per il giardinaggio». Un successo testimoniato della conquista del secondo premio in un concorso nazionale per i progetti della PA e dalla vittoria lo scorso ottobre del Best Practice Award europeo del Soroptimist.

La RSA di Fiesso d'Artico riceve un oleandro donato da Marghera, tramite la Portineria di Quartiere di via Piave
Le esperienze degli ospiti del progetto Ri-Fiorire nelle RSA dell’ULSS3 Serenissima

Un’attività che ha dimostrato di avere un impatto sulla salute delle persone: «Le esperienze che ci arrivano dagli operatori impegnati è che molti degli anziani che rifiutavano di partecipare alle attività offerte, perché troppo stimolanti o legate alla scuola, come scrivere o colorare – racconta la neurologa – sono entusiasti del giardinaggio. Una risposta molto positiva la danno anche pazienti con un deterioramento cognitivo molto avanzato, anche grazie ai laboratori di aromaterapia, perché la stimolazione che dà il lavorare con le piante non è solo una pratica agronomica, ma riporta al concetto di prendersi cura, di risvegliare i sensi e tornare, anche se piccoli, ad avere dei compiti che si sente dipendono da sé, questo è una grande aiuto per persone avanti con l’età, perché non servono molte spiegazioni ma la sensazione di calma e pace è immediata».

Un progetto che ha convinto educatori a vari livelli, fra cui anche psicologi, che vengono formati in giornate dedicate e ricevono la visita direttamente nella struttura di Tina e Anna, che non solo fanno formazione ma condividono anche dei momenti con gli ospiti. «E’ un’attività ampia nelle sue ricadute – conclude la dottoressa Meneghello – il giardino terapeutico infatti, per la sua applicazione multidisciplinare, può essere utile anche per terapie di logopedia e fisioterapia, affianco gli operatori negli obiettivi di salute. La contaminazione resta comunque la nostra linea guida, unendo la parte agronomica con quella assistenziale, favorendo gli scambi generazionali e quando possibile, includendo anche la collaborazione con le scuole, mettendo nonni e bambini insieme all’opera».

Vuoi donare una pianta? Può essere portate nella sede della Portineria di Quartiere di via Piave dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 o dalle 16 alle 18.
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