

Da cinque anni, in occasione della festa della donna, il circolo locale Acli Gam in collaborazione con la parrocchia del Sacro Cuore di Mestre propone delle conferenze sulle figure femminili che compaiono nei testi biblici. Ogni anno l’incontro viene dedicato a una figura diversa e a partire dalla storia di ciascuna viene proposto un momento di preghiera e di riflessione: quale messaggio possono trasmetterci ancora oggi? Quale testimonianza ci danno? Quest’anno don Fabio Mattiuzzi, parroco della parrocchia del Sacro Cuore, ha trattato la figura di Raab, donna che decise di credere nel Dio d’Israele ancora prima di conoscerlo pienamente e che per le sue opere è stata salvata. La sua figura dimostra che la fede dipende dall’apertura del cuore.

Raab compare nel secondo capitolo del libro di Giosuè. Il testo la descrive come una prostituta, dunque una figura ai margini della società. A casa sua ella ospitò alcune spie del popolo di Israele, venute ad esplorare di nascosto il territorio di Gerico per preparare un attacco, e le salvò dalla morte: il re di Gerico, infatti, saputo che lei aveva accolto le spie nemiche, le chiese di consegnarle, ma lei, dopo averle nascoste, disse che erano passate da lei, ma che sul far della sera erano fuggite. Alle spie del popolo di Israele spiegò il motivo per cui le aveva protette: “So che il Signore vi ha dato il paese e che il terrore di voi è caduto su di noi e che tutti gli abitanti del paese vengono meno per causa vostra. Noi abbiamo udito come il Signore ha prosciugato davanti a voi le acque del Mar Rosso, quando usciste dall’Egitto, e quello che avete fatto ai due re degli Amorrei al di là del Giordano, Sicon e Og, che avete votato allo sterminio. Quando abbiamo udito ciò, il nostro cuore si è dissolto e nessuno ha più coraggio davanti a voi, perché il Signore vostro Dio è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra. Ora giuratemi per il Signore che, come io ho usato benevolenza verso di voi, così anche voi userete benevolenza verso la casa di mio padre. Datemi un segno sicuro che lascerete in vita mio padre, mia madre, i miei fratelli e le mie sorelle e tutti i loro cari, e risparmierete le nostre vite dalla morte” (Giosuè 2, 9-13). Gli Israeliti le promisero che, se lei avesse messo un segnale di riconoscimento sulla casa, alla conquista della città non sarebbe accaduto nulla a lei e alla sua famiglia e così fu.

All’inizio del Vangelo di Matteo viene descritta la genealogia di Gesù. Nella tradizione ebraica gli antenati erano fondamentali per definire l’identità di una persona e per legittimarne l’eventuale potere. Tuttavia Matteo costruisce una genealogia contraria ad ogni aspettativa umana: tra gli antenati di Gesù compaiono quattro donne (mai citate negli alberi genealogici ebraici) e figure di peccatori. «Questo fatto è sconvolgente da un punto di vista teologico – spiega don Mattiuzzi- perché implica che Gesù nasce anche da una donna pagana e che assume una storia segnata da fragilità e scandalo. Dio non cancella il passato, ma lo trasforma. Infatti San Giovanni Crisostomo osserva: “Cristo non si vergogna delle storie ferite della sua genealogia, perché è venuto per guarirle”». Il fatto che Raab sia inclusa nella genealogia di Gesù sta ad indicare che nessuno è escluso dalla Storia della Salvezza, ma anche che nessuna storia è sprecata e nessuna ferita è definitiva: Raab era pagana, ma è stata salvata perché ha creduto in Dio e lo ha dimostrato anche con le proprie opere. «Raab – commenta don Mattiuzzi – non è stata scelta nonostante i suoi limiti, bensì attraverso i suoi limiti. Dio non si aspetta persone perfette. Pensiamo, per esempio, anche a Davide (peccatore), Pietro (rinnegatore), Paolo (persecutore). Infatti, come afferma Sant’Agostino: “Dio giudica i peccati, ma ama i peccatori perché in essi vede ciò che possono diventare per Grazia».

«Raab – dichiara don Mattiuzzi – rappresenta chi è giudicato, escluso, marchiato dal passato, ma riscattato dalla misericordia di Dio. A chi si sente indegno risponde che può ricominciare, a una Chiesa tentata di giudicare ricorda di non chiudere la porta a chi Dio vuole salvare, a un mondo che scarta rammenta che la dignità non è cancellata dal passato e ai giovani dice che non sono condannati da ciò che hanno sbagliato». Per un’attualizzazione pastorale concreta del messaggio di Raab il parroco della chiesa del Sacro Cuore ha invitato a riflettere su come guardiamo chi ha una storia ferita e chi è ai margini e a domandarci se crediamo davvero nella possibilità di conversione e se sappiamo vedere il potenziale nascosto nelle persone. «Dio vede futuro dove noi vediamo solo passato. La storia di Raab dimostra che Dio salva chiunque si apre alla fede, scrive diritto anche sulle righe storte e ama sorprendere. – e ricorda infine don Mattiuzzi – La figura di Raab proclama che la grazia è più forte del peccato, la misericordia è più forte del giudizio, la speranza è più forte del passato».
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