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Restaurata la Sinagoga Italiana

L’intervento, del costo di 830 mila euro, è stato possibile grazie a Save Venice

Costruita in mezzo alle case, se non si sa che c’è, è impossibile da identificare. Solo un occhio attento, scrutando attraverso le cinque grandi finestre che danno sul Campo del Ghetto Nuovo a Venezia, potrebbe intuirvi la presenza. È questa la particolarità e unicità della Sinagoga Italiana, costruita nel 1575 dalla Comunità ebraica di Venezia, ora tornata a splendere dopo un importante intervento di restauro possibile grazie al Comitato Americano Save Venice. La campagna di restauro, avviata nel 2021, fa parte dei grandi interventi che l’organizzazione americana ha deciso di portare avanti, insieme al restauro dei mosaici della Basilica di Torcello, in occasione del suo 50° anniversario di attività.

I lavori

L’intervento, del costo complessivo di 830 mila euro, seguito dall’architetto Alessandro Pedron, progettista del restauro e direttore dei lavori, è stato eseguito dalla ditta Lares Restauri. Dopo una prima fase preliminare di indagini diagnostiche, i lavori sono stati portati a termine in 13 mesi. L’intervento prima di tutto ha riguardato le problematiche strutturali e il restauro della facciata dell’edificio. Sono poi seguiti il restauro dell’arredo interno della sinagoga, quello della pavimentazione originaria in terrazzo veneziano, nonché la conservazione dell’Arca Santa (aron kodesh) e del pulpito (bimah) in legno del XVI secolo. Interventi sono stati fatti anche alle decorazioni e iscrizioni in stucco del XVIII secolo, alla lavorata boiserie ed ai tessuti intarsiati con materiali preziosi. Un lavoro intenso, fatto di grande meticolosità: <Senza gli artigiani questo non sarebbe stato possibile. – ha sottolineato l’architetto Pedron – Ora la Sinagoga è molto confortevole, precedentemente era buia e si stava male>. Novità è che ora la Sinagoga è dotata di un impianto antincendio: <All’inizio del ‘900 fu interessata da un principio di incendio che compromise i decori del soffitto. Proteggerla da possibili futuri altri incendi attraverso un impianto di spegnimento è stato il primo obiettivo>. No invece ad impianti di riscaldamento e di climatizzazione: <Questo per non alterare il microclima della struttura e non danneggiare il lavoro appena fatto> ha specificato Pedron.

La storia

Fu nel 1902 che, per la mancanza di risorse economiche, la sinagoga venne chiusa all’uso quotidiano. Nel dopo guerra la sinagoga continuò ad essere usata almeno una volta all’anno per la preghiera alla vigilia della Pasqua ebraica. Una sinagoga che, come detto, non è riconoscibile dall’esterno: <Questo per via delle disposizioni date dalla Repubblica. Le “scole” dovevano mimetizzarsi, ecco perché è costruita tra le case, in questa promiscuità tra il sacro e il profano della vita quotidiana> ricorda il presidente della Comunità ebraica di Venezia, Dario Calimani. Infatti l’accesso diretto alla sinagoga avviene attraverso delle scale condominiali. Un tempo invece l’ingresso avveniva anche mediante un percorso più lungo, che presto verrà ripristinato, che collega l’edificio con il Museo Ebraico.

Un vasto progetto

Il restauro della sinagoga infatti è solo il primo atto dell’ambiziosa campagna portata avanti dalla Comunità ebraica di Venezia per restaurare e rivitalizzare il Museo Ebraico e le sinagoghe storiche del Ghetto. Un progetto vasto e ambizioso che durerà ancora due anni e che, seguito dal promotore della raccolta fondi David Landau, vede un impegno economico di oltre 11,5 milioni, di cui 2,2 finanziati da Save Venice attraverso la Fondazione Leon Levy. Presto infatti anche i restauri in corso alle altre sinagoghe rinascimentali, la Scola Tedesca risalente al 1528 e la Scola Canton del 1532, saranno conclusi. <Grazie a Save Venice la Sinagoga Italiana è tornata a splendere. – ha ribadito Calimani – Il progetto di riqualificazione dell’area museale ebraica, volto a rendere ancora più viva la comunità, per noi è vita. Dai 5 mila ebrei del ‘500, oggi sono 400 gli iscritti alla comunità. – dice, sottolineando l’importanza del mantenere vive le tradizioni – Il nostro patrimonio è tra i più ricchi e importanti d’Europa, sia per le 7 sinagoghe presenti, sia per quanto riguarda principalmente la collezione di tessuti e argenti>. Tutto questo in una superficie di 20 mila metri quadrati che classifica l’area ebraica come spazio museale e di vita più grande d’Europa. <Non pensavo si potesse raggiungere questo risultato> ha commentato Marcella Ansaldi, direttrice del Museo Ebraico. <Senza i benefattori Mary & Howard S. Frank e il supporto di Shari ed Ed Glazer, Tina e Jeffrey Bolton, Barbara e Amos Hostetter, e di molti altri sostenitori tutto ciò non sarebbe stato possibile. – ha concluso Melissa Conn, direttrice dell’ufficio veneziano di Save Venice – È stata una bella sfida. Ora continueremo a sostenere la Comunità ebraica nella ristrutturazione del museo>.

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