

È stato riportato a nuova vita e all’aspetto originale il “Cristo con la barba”, come comunemente lo hanno sempre chiamato i parrocchiani, crocifisso processionale custodito nella chiesa dei SS. Geremia e Lucia a Venezia. Per chi ha avuto consuetudine con la visione di questo Cristo, l’effetto attuale è sorprendente. Il recupero è stato possibile grazie a un delicato intervento di restauro curato da Milena Dean – che ne ha esposto le fasi il pomeriggio della scorsa Domenica delle Palme – e reso possibile dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, con il contributo di Save Venice.

Il prezioso crocifisso è stato scolpito in legno di tiglio a metà del 1400, non solo esternamente, ma anche, in negativo nel suo interno cavo. Uno dei fondatori dell’Ordine dei Padri Francescani Cappuccini (1.525/8), prima di morire affidò l’opera a fra’ Colombano Da Mula perché ne terminasse il volto, ma il frate si accorse che la scultura era già conclusa e perciò venne venerata come acheropita (opera “non fatta da mano d’uomo”). Proveniente dalla chiesa dei Frari, giunse a San Geremia nella Quaresima del 1602, quando il frate che lo portò per la predicazione trovò una fede tale da decidere di lasciarvelo stabilmente. Fu anche portato a Roma, davanti al Papa, per il Giubileo del 1700, facendo rientro a Venezia accompagnato dalla fama di numerosi miracoli.

Sorprendente è stata la scoperta di una piccola nicchia all’interno del busto in cui è stato rinvenuto un frammento di carta con una porzione di reliquia di sangue, proveniente dal reliquiario del Sangue di Cristo custodito ai Frari. Il crocifisso era dunque anche un prestigioso reliquiario itinerante. La scultura è completamente snodabile per accompagnare i riti della Passione e della Deposizione; secondo Milena Dean, è l’unico a Venezia i cui meccanismi siano ancora integri. Con il restauro sono statiriposizionati i blocchetti di legno necessari per far scorrere le corde che consentono di muovere e reclinare la testa. Anche gli snodi delle gambe sono raffinatissimi: realizzati tramite perni conici in legno impregnati di cera che permettono una rotazione naturale.

Ora è possibile ammirare la ritrovata bellezza del colore naturale del legno e della policromia originale, coperta da un precedente intervento degli anni Cinquanta del Novecento che aveva ridipinto il corpo con una mistura di vinavil e terra nera. Inoltre presentava capelli e barba, da cui il nomignolo popolare “Cristo con la barba”. Durante il restauro, preparato anche tramite Tac e radiografie, è stato rinvenuto dentro il braccio destro un frammento di carta settecentesco con scritto “La chiave de la purtela del sepolcro”. «Abbiamo operato per dare alla scultura una facies completa — spiega Dean —. Non è solo un oggetto artistico, ma anche devozionale. Quando restauri un crocifisso devi recuperare anche il rapporto con il fedele». L’importanza di questo recupero dal punto di vista della fede è stato sottolineato da don Gianmatteo Caputo, rettore del Santuario di Lucia: «Il nostro Crocifisso consente di ricreare i momenti salienti della Passione. Ora potrà entrare nella liturgia del Triduo per poi esprimere la forza del crocifisso glorioso il mattino di Pasqua». Terminato questo intervento, aggiunge don Caputo, è in programma il restauro di un altro crocifisso e dei dipinti di Palma il Giovane, in vista delle celebrazioni del quarto centenario della morte dell’artista (2028), sempre grazie al sostegno di Save Venice.
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!