

Fornito di nuovi supporti reversibili e liberato dallo sporco accumulatasi nel tempo, è stato da poco restaurato il fonte battesimale della Basilica di San Marco a Venezia, realizzato da Jacopo Sansovino, proto di San Marco dal 1527 al 1570. Ornato da un coperchio in bronzo realizzato nel 1545 da Tiziano Minio e Desiderio da Firenze, questo è suddiviso in otto settori con formelle in bassorilievo rappresentanti i quattro evangelisti, sulle parti apribili, e quattro momenti della vita di San Giovanni Battista: il battesimo di Gesù, Giovanni di fronte ad Erode, l’arresto e la decollazione. A sovrastare la struttura invece, sempre sotto la direzione del Sansovino, fu realizzata nel 1566 da Francesco Segala la statua di San Giovanni. Ad eseguire il restauro della parte in ferro e bronzea del manufatto, commissionato dalla Procuratoria di San Marco per un costo di circa 95 mila euro, è stato Alessandro Ervas, restauratore a tempo pieno da metà anni ’90 con specializzazione in metalli, che lavora anche come orefice e fabbro d’arte, insieme alla collega Anna Collarin, con cui collabora in occasioni così importanti e delicate. I lavori sono durati in totale sei mesi: da fine giugno fino a dicembre scorso. La struttura non veniva smontata da diversi anni e si presentava sconnessa, con molti depositi di polvere e strati spessi di vecchie cere e protettivi applicati nel tempo che, persa la loro efficacia, ne alteravano l’aspetto. Dopo una prima pulitura sono emerse anche corrosioni del ferro e delle superfici in bronzo: «Abbiamo dovuto smontare completamente il manufatto. – spiega Ervas – Tutta la struttura in bronzo, eccetto le formelle, è costruita nella parte superiore da un’intelaiatura di ferro unita da dadi e bulloni fatti a mano uno per uno e inglobati durante la fusione. Un’interessante sistema costruttivo portante in cui la vasca battesimale è sostenuta da un treppiede che a sua volta poggia su un fondo di marmo. Della parte marmorea se ne invece è occupata la ditta di Ottorino Nonfarmale che ha eseguito un lavoro di pulitura, consolidamento e protezione, mentre le maestranze della Procuratoria hanno ripristinato e risanato la piombatura del treppiede d’appoggio della vasca.

Dopo lo smontaggio della parte in ferro e bronzea e la relativa documentazione fotografica, è stato necessario intervenire per svolgere la pulizia del fonte battesimale: «Abbiamo usato dei solventi a bassa tossicità e biodegradabili che hanno permesso di rimuovere i protettivi che c’erano sulla superficie. È stato così inaugurato un nuovo metodo più moderno, attento agli operatori e all’ambiente» sottolinea Ervas, spiegando che inoltre sono stati usati getti di vapore che hanno permesso di lavare il bronzo e togliere i protettivi che man mano il solvente ammorbidiva, aiutandosi anche con spazzole e spazzolini leggeri per pulire gli anfratti. Dalla pulizia sono emerse tracce della doratura preesistente: «In origine l’opera era policroma. Oggi solo sulla formella in cui è rappresentato l’arresto di San Giovanni si riesce a notare l’oro, altre parti invece sono ormai purtroppo impercettibili all’occhio umano e si possono vedere esclusivamente con forti ingrandimenti». Le formelle sono state smontate e portate nel laboratorio temporaneo allestito a Sant’Apollonia, nei locali della Procuratoria di San Marco. Per quanto concerne invece la scultura di San Giovanni, è stato costruito un ponteggio che ha permesso di imbragare la scultura e sollevarla in sicurezza per spostarla all’interno del battistero dove è stata restaurata.

L’uso frequente nel tempo del fonte battesimale ha portato all’usura delle cerniere degli sportelli apribili, che si sono consumate: «Per fortuna non è stato necessario intervenire su queste, ma è bastato creare dei supporti che coadiuvassero quelli esistenti – spiega Ervas – Ho ideato delle staffe che ho agganciato alla struttura, in modo reversibile, senza forarla e lasciandola quindi integra. Queste staffe aiutano i sistemi originali andando ad incrementarne la tenuta». Inoltre Ervas, partendo dalle serrature, ha dovuto ricostruire le chiavi degli sportelli che non si trovavano più. Per quanto riguarda la vasca, che risale al 1200, prima ancora che Sansovino realizzasse la sua opera in cui è stata inglobata, è stato invece necessario intervenire sull’appoggio della struttura portante e sul rivestimento delle lastre in piombo, che servivano per isolare e rendere impermeabile la struttura dall’acqua e far sì che la parte in ferro che la sorregge non venisse corrosa. «Per poter accedere a tutta la struttura abbiamo dovuto smontare le lastre saldobrasate tra loro. È stata poi riparata la parte di sostegno in ferro, i cui appoggi erano arrugginiti e molto corrosi per via dell’umidità dell’area e dall’acqua di quando la vasca veniva riempita. – continua il restauratore – Qui, per rispettare il manufatto, sono state aggiunte in supporto delle “calze” reversibili, non saldate ma fissate in modo meccanico, per poi risaldare la parte in piombo con le lastre originali come si presentavano in origine». Questo ha permesso di ripristinare la tenuta del treppiede che era divenuto troppo esile: «Ora il fonte battesimale dal punto di vista tecnico volendo è utilizzabile, con l’accortezza però di avere un contenitore diverso per l’acqua rispetto alla vasca originaria» afferma il restauratore.

Durante l’intervento Ervas ha sperimentato anche nuovi metodi di lavoro: «Ho usato un induttore elettromagnetico che mi è stato utile per staccare le lastre di piombo senza usare fiamme libere, permettendomi così di modellare le staffe e i supporti andati a coadiuvare la tenuta dei bulloni originali. Inoltre mi ha permesso di fare lavori su misura con modalità fino ad anni fa impensabili, quando invece si sarebbero dovute fare le sagome con dei calchi o usare fiamme libere» dice, spiegando che c’è tanto studio dietro ogni progetto di restauro. Nonostante le tante ricerche fatte, non è stato però possibile risalire all’ultimo significativo intervento di restauro sull’opera: «Cosa interessante però è che, smontando il fonte battesimale, abbiamo trovato negli anfratti della sabbia che non è riconducibile alle opere murarie fatte all’interno del battistero, dove tra l’altro è tutto mosaico. – dice Ervas – Unica spiegazione plausibile è che questa sabbia possa provenire dalle protezioni con sacchi di sabbia durante la Prima Guerra Mondiale. Dalle foto si è visto che erano veramente tanti quelli messi a protezione dell’opera e probabilmente qualcuno è andato rotto. – e prosegue – Se questa ipotesi fosse confermata significa che da quel tempo l’opera non è mai stata smontata del tutto, ma solo parzialmente visto che il fonte battesimale veniva utilizzato». Ervas è da diverso tempo che prende parte a progetti conservativi a San Marco, tra cui il restauro del leggio di fronte all’Iconostasi e vari interventi di manutenzione alle oreficerie sacre, come ai candelabri, o alla serratura della Porta dei fiori. Attualmente è impegnato sulla porta d’ingresso in ferro del Tesoro di San Marco, inoltre con le maestranze interne e l’ufficio tecnico sta curando la manutenzione delle porte ingresso alla basilica nel nartece. «Lavorare in Basilica è indescrivibile. Per un artigiano amante dell’arte San Marco è un’emozione fortissima, un luogo pieno di storia, fatto da persone che hanno amato il loro lavoro. – e sottolinea infine – Una persona che ha a cuore la qualità del lavoro e vede cosa hanno fatto i suoi predecessori vi entra in punta di piedi».
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