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San Polo e San Giovanni Elemosinario: viaggio tra leggende e tesori

Alla scoperta delle chiese di San Polo e San Giovanni Elemosinario. Il sesto itinerario di GVperTe dedicato alle chiese di Venezia

Il sestiere di San Polo, pur essendo il più piccolo dei sei sestieri di Venezia, è molto apprezzato per la calma atmosfera che si respira passeggiando per le sue calli. Il sestiere prende il nome dalla presenza di Campo San Polo, il quale ospita l’omonima chiesa. Questo luogo, seppur storicamente considerato un luogo di ritrovo per il popolo dove si organizzavano eventi e feste pubbliche, è circondato da palazzi signorili che testimoniano l’importanza delle famiglie nobili che vi risiedevano. Un tempo indissolubilmente legato al sestiere di Santa Croce, San Polo ha saputo mantenere nei secoli un’identità peculiare. Tra le calli di questo sestiere si nascondono dei luoghi di culto che fungono da veri e propri scrigni per la storia del sestiere. Tra questi luoghi si trovano la maestosa Chiesa di San Polo e la più nascosta Chiesa di San Giovanni Elemosinario.

 

San Polo: dal tardo gotico al neoclassico

La chiesa di San Paolo Apostolo, meglio conosciuta come San Polo, è stata fondata nel IX secolo. Nel corso dei secoli l’edificio ha subito due interventi radicali, i quali hanno stravolto l’originario impianto bizantino, del quale restano oggi solo i due leoni stilofori alla base del campanile trecentesco. Il primo intervento avvenne nel Quattrocento, quando la chiesa venne rinnovata secondo gli stilemi del tardo gotico, di cui resta splendida traccia il portale d’ingresso attribuito al celebre Bartolomeo Bon. La seconda trasformazione risale al 1804 ed è attribuita a Davide Rossi, che adattò l’aspetto interno all’ormai imperante stile neoclassico. All’interno domina una sobria eleganza che lascia spazio alle opere magnifiche dei grandi maestri del Rinascimento veneziano. Nella controfacciata risplende l’Ultima Cena di Jacopo Tintoretto, mentre il primo altare a destra ospita l’Assunta e i Santi del medesimo artista. L’area presbiteriale è interamente decorata da tele di Jacopo Palma il Giovane; invece, a destra e a sinistra incontriamo la Cappella del Sacramento, un’opera lombardesca decorata con affreschi del Salviati, e l’altare con lo Sposalizio della Vergine di Paolo Veronese. Non mancano opere dei Tiepolo: il secondo altare nella navata di sinistra custodisce La Vergine appare a San Giovanni Nepomuceno di Giambattista Tiepolo; mentre il settecentesco Oratorio del Crocifisso è completamente ornato da opere di Giandomenico Tiepolo. Quest’ultimo ha realizzato dal 1749 al 1750 le quattordici stazioni della Via Crucis, dove ha elaborato uno stile profondamente personale e suggestivo, confermato nelle opere della maturità.

San Giovanni Elemosinario e la sfida di Tiziano e del Pordenone

La chiesa di San Giovanni Elemosinario, invece, è molto antica: la sua fondazione risale a prima del 1071, ma nulla rimane dell’edificio primitivo, il quale venne totalmente distrutto durante un disastroso incendio che nel 1514 colpì tutta la zona di Rialto, radendo al suolo anche intere botteghe. La ricostruzione della chiesa fu affidata a Antonio Abbondi, detto lo Scarpagnino, che la completò prima del 1531 integrandola perfettamente nell’edilizia circostante, tanto da renderne difficile l’individuazione. Tale scelta non fu casuale, ma dettata dalla necessità architettonica di uniformare la zona urbanistica e dal bisogno del clero di possedere degli ambienti nei pressi della chiesa da affittare come botteghe per trarne sostentamento. Varcata la soglia ci si addentra in un bellissimo esempio di architettura rinascimentale a croce greca, custode di una leggendaria sfida artistica. Il Vasari racconta che la pala dell’altare maggiore con San Giovanni Elemosinario di Tiziano e la pala del Podenone per la cappella absidale destra, con i Santi Caterina, Rocco e Sebastiano, furono frutto di una gara. La sfida ebbe inizio quando, una volta terminata la pala dell’altare maggiore raffigurante San Giovanni, Tiziano partì per un viaggio a Bologna e durante la sua assenza alcuni nobili veneziani commissionarono al Pordenone la pala per la cappella absidale destra, con lo scopo di sfidare pubblicamente le abilità dei due grandi artisti. Una volta rientrato a Venezia, Tiziano si adirò nel vedere il lavoro di Pordenone realizzato in competizione con il proprio. In realtà, l’analisi stilistica delle opere spinge a ipotizzare che la dinamica fosse avvenuta al contrario.

Luogo di incontro per le corporazioni

Queste chiese custodiscono anche un po’ di storia della Serenissima. Ad esempio, San Giovanni Elemosinario era un luogo di incontro per le corporazioni e confraternite, dai “biavarioli” (commercianti di cereali) ai “corrieri”, dai “gallinari” ai “telaroli”, i quali facevano a gara per abbellire gli altari con opere pregiate. Un esempio, è la Lavanda dei piedi dell’Aliense commissionata dalla Scuola dei Mercanti nel 1591. Tra l’austerità di San Polo e il carattere rinascimentale di San Giovanni si nasconde un tesoro di arte, storia e fede. Solo addentrandosi in questi luoghi si può assaporare parte della grandezza e della magnificenza della città.

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