

È totalmente buio e un rumore forte e disturbante mette timore ai visitatori che si apprestano a varcare la soglia del Padiglione della Moldova in campo San Geremia, allestito all’interno della Cappella di Santa Veneranda, parte del Santuario di San Geremia e Lucia. “Nella millesima e seconda notte” è il titolo del progetto del giovane artista Pavel Brăila, a cura di Adelina Luft e di cui è commissario S.E. Oleg Nica, Ambasciatore della Repubblica di Moldova in Italia. Accerchiati dal buio, i visitatori però si fanno coraggio e vanno al centro della stanza, dove una luce li richiama ad alzare lo sguardo. In alto compaiono illuminati dei coloratissimi tappeti, ognuno diverso dall’altro, che aleggiano tra il pavimento e la volta. Questi sono tenuti sospesi nell’aria dalla forza ostinata delle eliche dei droni. Quel mormorio sincronizzato che all’inizio ha messo in allarme i visitatori, che disturba l’immobilità dello spazio, pare il prodotto di tanti e diversi strumenti musicali che tentano di accordarsi e sconvolgono la quiete della cappella in una sorta di cerimonia in dissonanza. Un suono che subito pare richiamare le acustiche lontane della sorveglianza, del terrore e della guerra in Ucraina, con cui la Moldova confina. È il suono dei tempi odierni: di esistenze in guerra con la vita, lacerate dall’avidità, dove l’uomo è distante da ogni bussola morale, i sentimenti e la sensibilità si sono affievoliti, e con essi la capacità di sognare e immaginare modi alternativi di vivere. I tappeti, che non sono quelli volanti di Aladino ma ci vanno molto vicino, restano sospesi nell’aria e scintillano nella penombra come in un sogno.

Questo è il progetto di Pavel Brăila, nato a Chișinău nel 1971, artista tra i più importanti della Repubblica di Moldova, che vive e lavora tra la città d’origine e Berlino, concentrandosi su film, fotografia, installazioni e performance. La sua arte è caratterizzata per la sensibilità per le realtà sociali, culturali e politiche, in particolare della Moldova. Nel 2003, Phaidon lo ha incluso in CREAM 3, la selezione dei 100 artisti contemporanei più importanti al mondo. Attraverso un’attenta osservazione della vita quotidiana, Brăila rivela paradossi, tensioni e momenti di assurdità spesso trascurati dalle narrazioni geopolitiche globali. L’installazione, pensata appositamente per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, richiama l’antico motivo mediorientale del bisat al-rih, ovvero del tappeto volante della Persia, che ha alimentato per secoli l’immaginazione dei narratori come mezzo di trasporto, salvataggio e potere. Dalla leggenda del Re Salomone al Sultano delle Indie, il tappeto magico attraversa epoche e culture per aprire immaginari sempre nuovi. Inoltre, l’installazione si rifà per l’appunto ai racconti de “Le mille e una notte”, una costellazione di storie raccontate da Shahrazad al marito diffidente che immaginavano modi inquietanti di viaggiare nei territori, attraverso l’intreccio di narrazioni mistiche e immaginarie. Rifacendosi a questi racconti Brăila riorienta il significato materiale e concettuale del “tappeto volante”, trasformandolo in un veicolo magico che offre una fuga dalla violenza e una via d’uscita dalla guerra in corso che continua a sprecare vite.

“Nella millesima e seconda notte” è dunque un grido per consentire al potere della narrazione di plasmare il futuro che si cerca di tessere, invitando all’impegno collettivo. Alla prima presentazione del padiglione moldavo alla Biennale, Pavel Brăila rappresenta dunque una dichiarazione della necessità di agire da una posizione di empatia e solidarietà, riconoscendo storie condivise transnazionali e lotte collettive. Il progetto propone di riorientare la visione verso il volo e la fantasia, che non è né un rifugio né una via di fuga dalle guerre che si dipanano su scala globale, ma un modo per immaginare altre possibili vie d’uscita. In un’opera antecedente del 2018, “Magic Carpet”, un tappeto tessuto secondo la tradizione rumeno-moldava veniva sollevato nello spazio espositivo da una serie di droni che Pavel Brăila ha reinventato come strumenti di salvezza e liberazione per coloro il cui viaggio si interrompe alla frontiera o finisce in fondo al mare. Ciò che inizialmente sembrava un gesto poetico si è poi rivelato una premonizione: i droni hanno infatti silenziosamente anticipato la militarizzazione dello spazio aereo nelle zone di conflitto contemporanee, ed una condizione che si sarebbe presto manifestata con brutale chiarezza ai margini orientali dell’Europa. Oggi, mentre i conflitti globali sfuggono al controllo e vite umane vengono perse nelle lotte per il territorio e le risorse, i sogni di pace si dissolvono in incubi vissuti e, nel loro svanire, si smarrisce anche la fede, lasciando dietro di sé spazi oscuri.
Situata all’interno di Santa Veneranda, l’opera è ora riformulata in uno spazio storicamente legato alla devozione, dove elevazione e sospensione portano con sé associazioni spirituali. All’interno della chiesa, la pace è percepita più come un fragile atto di fede che un ideale: una fede riposta, ancora, nell’umanità. «Lo spazio è stato scelto perché, pur essendo parte della chiesa, ma distaccato e completamente vuoto, consentiva un allestimento impattante. Pavel Brăila ha immaginato un’installazione che riesce a parlare del tema del valicare i confini, della ricerca della pace e della vittoria di questa sulla guerra, anche grazie alle tecnologie e alle possibilità dell’uomo contemporaneo – ha commentato don Gianmatteo Caputo, direttore dell’Ufficio dei Beni culturali ecclesiastici, che approva le mostre negli spazi del Patriarcato. «Chi vive nella Repubblica di Moldova ha costantemente davanti a sé l’immagine della guerra a fianco a casa e talvolta sente il rumore di droni usati per scopi bellici, il cui suono in mostra è disturbante e angosciante, ma che l’artista reinterpreta in senso positivo. – continua il sacerdote – I tappeti, infatti, come quello di Aladino, retti dai droni, valicano i confini e diventano segno di libertà». I tappeti tra l’altro sono uno dei prodotti artigianali della Moldova e vengono usati anche per la preghiera: «Non è un caso se l’artista ha cercato un luogo di culto che desse l’idea di per sé di pace». Ogni tappeto sospeso nella cappella, infatti, si apre idealmente su una molteplicità di mondi, coreografando collettivamente uno spazio che resiste ai confini propriamente dati. In questo ambito, vengono valorizzate cosmovisioni radicate nella cultura materiale, intrecciata quasi filo per filo: dai tappeti intesi come amuleti protettivi contro il male al loro ruolo simbolico di portatori di abbondanza, fertilità e gratitudine verso la terra e la continuità della vita. Agendo in un’ottica di empatia e solidarietà, Pavel Brăila cerca di riorientare la visione dell’uomo verso il volo, la fantasia, il bene e possibili vie d’uscita, così che, in un mondo saturo di rumore e dissonanze, ognuno possa salire sul suo tappeto della salvezza per intravvedere il sussurro di una pace che si fa attendere ma può venire.
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