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The Migrant Child, restaurata l’opera di Banksy

Il murale, dalle caratteristiche effimere ma grazie al restauro di Banca Ifis destinato a durare, era apparso nel 2019 sul muro di Palazzo San Pantalon a Venezia: è una della sole due opere riconosciute ufficialmente da Banksy in Italia

Il tanto dibattuto restauro del murale “The Migrant Child”, realizzato sulla facciata di Palazzo San Pantalon a Venezia nella notte tra l’8 e il 9 maggio 2019 da Banksy, il misterioso street artist di Bristol, è stato portato a termine grazie a Banca Ifis e l’opera è tornata in città, dove lo scorso 7 maggio è stata svelata nell’ambito di “Curated by Heart”, l’evento tenutosi negli spazi della Tesa 113 dell’Arsenale di Venezia simbolicamente nell’ambito della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, proprio come quando Banksy realizzò l’opera sette anni fa. Il risultato del restauro del murale, che è una delle sole due opere riconosciute ufficialmente da Banksy in Italia, è stato presentato alla presenza del presidente di Banca Ifis, Ernesto Fürstenberg Fassio; del presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia; del premio Nobel per la Pace 2014 Kailash Satyarthi, e dal noto storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi.

 

Un restauro complesso, chiesto a gran voce dalle istituzioni

Il percorso di salvataggio dell’opera era stato avviato da Banca Ifis nel 2023, dopo aver risposto all’appello congiunto lanciato dal Ministero della Cultura, in particolare dall’allora sottosegretario Vittorio Sgarbi, dal Comune di Venezia e dalla Regione Veneto in seguito al lento deterioramento dovuto alla salsedine, all’umidità e alle intemperie che hanno iniziato ad interessare l’opera fin dalla sua realizzazione a causa del posizionamento a filo d’acqua lungo Rio Novo, uno dei canali più trafficati di tutta Venezia. A renderne ancora più precaria la situazione lo stato di incuria dello stabile su cui è stata dipinta. Tutti fattori questi che hanno portato alla decisione di recuperare l’opera. Messo in sicurezza per prima cosa l’edificio è poi partito il vero e proprio intervento di restauro a cura del restauratore Federico Borgogni. Le attività svolte hanno compreso innanzitutto indagini diagnostiche conoscitive e interventi preliminari di pulitura, tra cui la depolveratura delle superfici mediante strumenti a setola morbida e aspirazione a bassa potenza. Si è proceduto quindi alla rimozione dei depositi superficiali, inoltre sono stati eseguiti interventi mirati di consolidamento, quali il ristabilimento dell’adesione tra supporto murario e intonaco, la stuccatura delle lacune e delle fessurazioni e il consolidamento della pellicola pittorica mediante materiali scelti per campionamento. L’intervento è proseguito con la velinatura completa dell’opera e si è concluso con il distacco dal supporto murario tramite tecniche e strumenti specialistici accuratamente selezionati.

Un’opera effimera: il dibattito sul restauro

Il restauro di “The Migrant Child” di Banksy è stato molto criticato e dibattuto tra gli esperti del settore, in quanto diversi ritengono che le creazioni di Banksy siano pensate nelle città per essere effimere e poter anche arrivare a sparire nel processo di deterioramento. L’opera, nel caso specifico realizzata quasi a livello della laguna, interessata da acqua alta, umidità e salsedine, restituiva appieno il significato simbolico e il suo messaggio legato ai migranti e alla loro precarietà. Staccarla dal muro e musealizzarla per molti vorrebbe dire tradire e snaturare il senso per cui è stata creata. Il disegno, infatti, raffigura un bambino con addosso un giubbotto di salvataggio che si alza in piedi, ma con le gambe immerse nell’acqua del canale. Il braccio destro del giovane è teso verso l’alto e impugna una torcia di segnalazione che sprigiona un intenso fumo rosa. Riconosciuta dallo stesso Banksy attraverso il proprio profilo Instagram, l’opera vuole essere una denuncia dello street artist verso due dei più intensi drammi della nostra società: i diritti dei minori e le tragedie legate alle migrazioni irregolari nel Mar Mediterraneo.

Preservare il messaggio umanitario  

Per chi ha sostenuto il restauro era dunque indispensabile preservare il murale per conservare il suo messaggio umanitario. «Con il salvataggio del “Bambino Migrante” di Banksy abbiamo voluto rispondere concretamente all’appello delle istituzioni per preservare e rendere accessibile un patrimonio che è allo stesso tempo artistico e civile. Quest’opera, fragile e potente insieme, parla un linguaggio universale fatto di pace, inclusione e diritti umani e ci invita a non cedere all’indifferenza» ha detto Ernesto Fürstenberg Fassio, mettendo in luce come nella collaborazione tra pubblico e privato si inserisca Ifis art, il progetto attraverso cui Banca Ifis promuove l’arte e la cultura come leve di crescita sociale e dialogo con il territorio, rendendole accessibili al pubblico. «L’arte urbana, con la sua forza diretta e immediata, è uno strumento prezioso per leggere la realtà e portare nello spazio pubblico temi urgenti del nostro tempo. – prosegue – Ed è proprio qui, a Venezia, città aperta e simbolo storico di dialogo tra mondi diversi, che questo messaggio trova la sua espressione più autentica». Per Vittorio Sgarbi l’opera è testimonianza di un sogno e di una visione: «L’opera appartiene alla storia e occorreva che questa storia non si dissolvesse. – ha sottolineato – Nell’opera dell’artista più misterioso del nostro tempo, il giovane che innalza la fiaccola indica un percorso di civiltà verso la pace e la volontà di dare agli uomini un destino in cui non ci sia chi prevale, ma dove chiunque abbia il diritto che il giovane migrante manifesta con la sua corsa sull’acqua. – e continua – Banksy con sensibilità ci dimostra, come nessun altro artista nel nostro tempo, la condizione di disagio di molti bambini esposti alla violenza della guerra e l’impossibilità di avere una formazione che qualunque giovane deve poter avere. Un affresco di una giovinezza che va verso il bene, il bello e il buono, in un momento dove tutto è precario, incerto e difficile».

Guardando il futuro dell’arte attraverso 2The Migrant Child”

Terminato il restauro, nelle giornate di venerdì 8 e sabato 9 maggio l’opera ha viaggiato su un’imbarcazione lungo il Canal Grande e i principali rii della città per consentire ai cittadini di poterla ammirare. Ora proseguono invece i lavori di restauro e riqualificazione a Palazzo San Pantalon, acquistato da Banca Ifis nel 2024 con l’intento nel corso del 2027 di farlo diventare un centro per l’arte contemporanea. Non appena sarà completato anche il restauro dello storico edificio, “The Migrant Child” verrà nuovamente esposto, anche se non sono ancora chiare le modalità in cui l’opera verrà restituita al pubblico. Banca Ifis già da tempo sostiene l’arte contemporanea italiana attraverso la sponsorizzazione, dal 2023, del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, accompagnata da appuntamenti di public program ospitati a Villa Fürstenberg a Mestre, sede del Parco Internazionale di Scultura. Nell’attesa di ripoter rivedere l’opera, un progetto educativo di respiro nazionale porterà l’arte e i diritti umani nelle scuole. L’iniziativa, sviluppata in collaborazione con Treccani, prende il nome di “Migrant Child – Diritti all’opera” e coinvolgerà le scuole secondarie di primo grado di tutta Italia nel prossimo anno scolastico invitando gli studenti a realizzare un murale collettivo all’interno della propria scuola che poi sarà valutato e premiato da un comitato scientifico. Nell’ottica del progetto la street art vuole essere uno strumento per stimolare consapevolezza e senso critico. Per questo l’iniziativa prevede un percorso educativo in cui l’arte diventa mezzo per interrogarsi sul presente e per immaginare una società più giusta e inclusiva.

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