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Tornano le Jane’s Walk: al centro il valore civico

Saranno quattro le passeggiate gratuite, una per ogni sabato di maggio, organizzate per riscoprire e riflettere sul paesaggio urbano

Passeggiare è molto più che muovere le gambe, è «allenare lo sguardo verso il cambiamento». Tornano anche quest’anno, in centinaia di città e Paesi, le Jane’s Walk, camminate libere e gratuite ispirate a Jane Jacobs, scrittrice e attivista americana che ha cambiato il modo di guardare gli spazi urbani. In occasione del suo compleanno (nacque a Scranton, Pennsylvania, il 4 maggio 1916), le passeggiate si terranno anche a Mestre e Venezia sotto la guida di ETIcity, associazione fondata da un gruppo di ricercatrici per guardare alla città «come luogo di incontri, convivenze, sperimentazioni e ricerca». L’incontro di presentazione delle Jane’s Walk Venice sarà martedì 5 maggio alle 18 presso la portineria di quartiere di via Piave. Spiega di che si tratta Giovanna Muzzi: «Con le colleghe Mersida Ndrevataj e Stefania Marini abbiamo frequentato il dottorato in Pianificazione territoriale e politiche pubbliche. Terminato il percorso volevamo comunque proporre delle iniziative rivolte alla cittadinanza, alla scoperta del territorio, e abbiamo visto che non c’era in città un gruppo “Jane’s Walk”. Abbiamo quindi contattato il coordinamento nazionale chiedendo di poter aderire al festival e organizzare degli itinerari urbani all’interno di una cornice più strutturata». L’anno scorso gli eventi erano due, quest’anno si raddoppia: quattro passeggiate, una per ogni sabato di maggio, in collaborazione con altre realtà del territorio.

Crediti www.janejacobswalk.org
Guardare le città "dal basso", l'esempio di Jane Jacobs

Ma per capire le ragioni delle Jane’s Walk serve prima soffermarsi sul lavoro pioneristico di Jane Isabel Butzner (il nome da nubile): non un’urbanista (non arrivò mai a laurearsi) quanto piuttosto un’antropologa e sociologa, collaboratrice dapprima di Vogue poi di una rivista specializzata nell’industria metallurgica (The Iron Age), dell’agenzia governativa Office of War Information e per Amerika, periodico stampato dal Dipartimento di Stato. Una voce schietta, brillante e insofferente di fronte alle ingiustizie tanto da venir sospettata di «simpatie comuniste». Negli anni ’50, grazie anche all’incontro con Robert Jacobs (che sposerà e con cui si trasferirà nel Greenwich Village), Jane iniziò ad approfondire le scelte urbanistiche che in quegli anni stavano cambiando il volto delle metropoli americane, criticando apertamente il modello di riferimento: la Ville Radieuse di Le Corbusier. Fino al suo trasferimento a Toronto, nel 1968, Jacobs si oppose a progetti di demolizione e ricostruzione di interi quartieri a sud di Manhattan e contro la Lower Manhattan Expressway, l’autostrada che avrebbe costretto migliaia di residenti ad abbandonare le proprie case. Nel 1961 uscì il suo saggio più famoso, “The Death and Life of Great American Cities” (in italiano “Vita e morte delle grandi città”, Einaudi), da lei stesso definito «un attacco contro gli attuali metodi di pianificazione e di ristrutturazione urbanistica»: per Jacobs la città, con le sue sfaccettature e problemi, non poteva essere in alcun modo pianificata dall’alto, serviva calarsi nella realtà e respirare le strade, abitare il quartiere per renderlo vivo e sicuro. Un testo straordinariamente attuale e che decostruisce i pattern “tradizionali” del vivere nelle grandi città.

Gli itinerari: la Venezia minore e la Mestre medievale

«Martedì 5 maggio leggeremo alcuni stralci del libro “Vita e morte delle grandi città” – interviene Giovanna Muzzi – mettendo in relazione Jane Jacobs con altri autori e autrici, per poi presentare le passeggiate di quest’anno». Un appuntamento organizzato in collaborazione con FARE | SPAZIO, gruppo di lettura transdisciplinare sul tema dello spazio in tutte le sue possibili declinazioni, nato in seno al Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’università Ca’ Foscari. La seconda edizione delle Jane’s Walk veneziane, infatti, è stata costruita a più mani: «Abbiamo lanciato una call – prosegue Muzzi – con l’obiettivo non tanto di studiare per filo e per segno Jane Jacobs ma perché le persone riscoprano il proprio territorio. Sarà un’occasione per parlare delle trasformazioni urbane di ieri e di oggi». Il primo appuntamento è per sabato 9 maggio alle 16: Venice Urban Lab proporrà una camminata alla ricerca della Venezia minore attraverso lo sguardo di Egle Renata Trincanato, prima donna a conseguire la laurea in Architettura allo Iuav e prima studiosa ad aver spostato realmente l’interesse dai grandi palazzi che si affacciano sul Canal Grande alla Venezia popolare. La seconda passeggiata si terrà sabato 16 a partire dalle 11. Evocativo il titolo: Il quartiere invisibile: la città murata di Mestre”. A fare da Cicerone Paolo Ortelli, dipendente comunale e profondo conoscitore del passato medievale della città.

La camminata come esercizio "CIVICO"

Il terzo evento sarà curato direttamente da ETIcity: “Anfibia. Lungo il margine tra terra e laguna” (23 maggio, ore 10) vedrà i partecipanti spostarsi lungo le barene di Campalto in collaborazione con l’associazione La Salsola. «Non ci pensiamo abbastanza – osserva Muzzi – ma Passo Campalto era una delle porte di accesso all’acqua e poi al centro storico, fondamentale anello di congiunzione tra la terraferma e la laguna». L’itinerario esplora quindi temi di stringente attualità: il fragile equilibrio della gronda lagunare, la minaccia dei cambiamenti climatici, il progetto di ampliamento dell’aeroporto. L’ultima passeggiata, sabato 30 maggio, sarà nuovamente a Venezia a cura di Riccardo Segradin di The Formwork: dal ponte degli Scalzi, passando per la fondamenta di San Simeone Piccolo e fino a Rio Novo, alla scoperta della «Venezia da consumare». «Gli itinerari non sono strutturati come una visita guidata – chiarisce Muzzi -. Non c’è chi parla e chi ascolta. Vogliono essere piuttosto occasione di scambio, di dialogo, di condivisione su di un territorio che ha subito profonde trasformazioni». Un’esperienza “orizzontale” insomma, com’era nello spirito di Jane Jacobs, che mai si pose con atteggiamenti di superiorità nei confronti della gente comune. «Queste camminate sono, in qualche modo, dei momenti civici – aggiunge Muzzi -. Le persone si prendono del tempo per confrontarsi sui cambiamenti della città, sulle direzioni che ha preso in passato e su quelle che attraversiamo oggi, che impatti avranno nel futuro. Tutti possono e devono occuparsi della città, tutti sono chiamati a partecipare». Questa è l’eredità di Jane Jacobs. Per informazioni www.instagram.com/janeswalkvenice/

 

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