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Una visione inedita della città: restaurato il Campanile dei Santi Geremia e Lucia

L’intervento antisismico ha permesso, con una struttura autoportante ed ecologica, di rendere il campanile raggiungibile ai visitatori fino a 50 metri

Tetti di case e palazzi, terrazze e giardini privati normalmente nascosti alla vista, ma soprattutto una visione d’insieme della città dall’alto completamente diversa da quelle classiche e conosciute: più piccola e ravvicinata come non la si ha da nessun’altra parte. È quanto si può osservare dal campanile del Santuario dei Santi Geremia Profeta e Lucia Vergine e Martire, di prossima apertura al pubblico, dopo un importante intervento di restauro, da poco concluso.
«Se il campanile di San Marco è tanto alto, e quello di San Giorgio troppo lontano, questo invece è proprio nel cuore della città, da cui si gode di una visione bellissima e originale pienamente inserita nel tessuto urbano. – spiega don Gianmatteo Caputo, rettore del santuario e direttore dell’Ufficio dei Beni culturali ecclesiastici – Se si sale la sera nell’ora dell’aperitivo si sentono nitidamente le chiacchere della gente in campo». Un panorama totalmente differente e originale, infatti, rispetto a quello che offre la classica pianta del de’ Barbari, con la visione della città dal Bacino di San Marco e dal mare: «Qui la vista, con la visione chiara del Ponte della Libertà, unisce la città di mare e la terraferma, e anche le fabbriche di Marghera assumono un aspetto più gradevole» dice don Caputo, sottolineando che inoltre dal campanile nelle giornate terse si vede da Trieste all’Appennino e si distinguono tutte le montagne, in particolare le Dolomiti.

La progettazione del restauro e i problemi burocratici

L’intervento al campanile era da tempo necessario. Il restauro, la cui presentazione ufficiale dovrebbe tenersi in autunno, è stato svolto nel corso dell’ultimo anno e mezzo grazie ad un contributo cercato da don Gianmatteo Caputo facendo partecipi tutte le principali fondazioni bancarie italiane, che hanno potuto usufruire dell’Art bonus.
«L’intervento è stato giudicato l’unico di interesse per l’Acqua Granda del 2019. Il campanile infatti era il secondo a rischio crollo dopo quello di Santo Stefano, su cui invece con i soldi del PNRR abbiamo iniziato un intervento di restauro subacqueo, che con una berlinese consente di contenere le acque e agire sulla parte inferiore delle fondamenta» ha spiegato il sacerdote.
Per realizzare il restauro del campanile di SS. Geremia e Lucia c’è voluto davvero tanto tempo:
«Avevamo già preparato un progetto in cui abbiamo lavorato in sette, tra la soprintendente dell’epoca Emanuela Carpani e i progettisti. – dice don Gianmatteo, che è architetto – Avevamo già steso le idee e il concept iniziale ma poi, avuta nel 2019 la possibilità dell’Art Bonus, sembrava bisognasse buttare via il progetto e ripartire da capo, il che sarebbe stato un grande problema. Per fortuna c’è stato uno sforzo ulteriore da parte della Fondazione di Venezia che ha deciso di acquisire il progetto e donarlo allo Stato per poter fare il lavoro così come lo avevamo concepito, altrimenti non si sarebbe mai potuto realizzare».

Eliminato il precedente camminamento in legno

Un progetto davvero complesso, quello realizzato, che ha avuto bisogno di diversi interventi per rendere il campanile di nuovo agibile in sicurezza.
La torre campanaria ad oggi è conservata perfettamente dal punto di vista storico e architettonico. È funzionale e ultramoderna per struttura interna, ingegneristica e di fruizione, e risulta a norma per quanto riguarda i criteri di accesso e accessibilità al pubblico. Tra l’altro svolge una serie di funzioni pubbliche, tra cui quella di punto di osservazione per il controllo degli uccelli migratori del Veneto e luogo dove sono ubicate le sirene dell’acqua alta.
Il campanile, alto 56 metri e raggiungibile percorrendo 182 gradini fino a 50 metri, risale al 1200 ed è precedente alla chiesa settecentesca e al vicino Palazzo Labia.
La struttura è a canna di fucile con due pareti murarie, una dentro l’altra, con del vuoto in mezzo.
Tutto l’intervento è stato eseguito senza modificarne la superficie esterna, mentre si è reso necessario eliminare tutti i sette piani in legno che erano stati realizzati malamente nel 1992, incapaci di contenere le vibrazioni e ogni singolo movimento del campanile: «Per fortuna, essendo recenti, non necessitavano di essere conservati, altrimenti il restauro sarebbe stato un’impresa impossibile» ha commentato don Caputo.

L’ultimo livello: un passaggio sotto le campane
Una struttura autoportante, ecologica e trasparente

Al posto dei vari piani è stata creata una struttura in endoscheletro di soli tre livelli, le cui barre filettanti cuciono l’interno e l’esterno delle strutture murarie, tenendole unite e in piedi ma a distanza. La struttura di camminamento creata per risalire la torre campanaria è stata realizzata in modo ecologico: in acciaio e metallo leggerissimi, e dipinta con vernici ad acqua. «Quello usato è un materiale industriale completamente riciclato, che può essere sagomato e tagliato e che regge 500 kg per mq, senza quindi creare problemi di cedimenti. Inoltre è realizzato di un colore che si amalgama con il resto della struttura, non creando disagio dal punto di vista visivo» ha spiegato don Caputo, dicendo inoltre che la gabbia interna realizzata non scarica a terra, e il campanile quindi regge sé stesso.
«Se quando si entra si ha l’effetto “Lego” e sembra tutto componibile – dice don Gianmatteo -, in realtà si è trattato di un’operazione complicatissima dal punto di vista ingegneristico, quasi artigianale, ma svolta con il massimo delle tecnologie. Tutto è stato progettato a laser: dai rilievi interni fino alle viti, anche se poi tutto è stato realizzato manualmente intervenendo in modo tradizionale. Non ci sono due tiranti uguali anche se lo sembrano».
La sfida è stata cucire le due pareti murarie e riuscire a contenere la struttura senza creare peso ulteriore. Con l’intervento si è così passati ad un rischio sismico inferiore al 90%: «Il rischio era che durante un sisma il campanile si aprisse tra queste due strutture come fece il campanile di San Marco quando cadde nel 1904. – spiega don Gianmatteo – Ora la struttura è stabilissima, anche se il rischio zero ovviamente non esiste». I campanili di Venezia sono oggetto di un monitoraggio costante, svolto con strumenti idonei al controllo: sia attraverso monitoraggio satellitare, che verifica le variazioni anche inferiori al millimetro nello spostamento della punta della sommità del campanile, sia con un sistema ad onde sonore che controlla i campanili l’uno con l’altro: «I campanili si muovono sempre, in particolare quando suonano le campane, ma se un campanile dovesse muoversi in modo progressivo e rischioso scatterebbe immediatamente un’allerta».

La campana più antica, risalente al 1815

La cosa che più colpisce dell’intervento svolto è l’ultimo livello della torre campanaria, in cui è stato possibile eliminare il pavimento in terrazzo alla veneziana che di solito hanno tutti i campanili e su cui poggia il castello di alloggiamento delle campane, le cui forze di oscillazione vengono trasmesse a tutta la struttura muraria.
Durante l’intervento, diversamente, è stato possibile fare in modo che il peso del castello venga distribuito in tutta la struttura metallica circostante costruita per salirvi.
«Il castello, che oggi si realizza ormai in metallo, è stato fatto tecnologicamente in materiali nuovi ma all’antica, riproducendolo completamente in legno di larice come avveniva nel 1600. Solo le viti sono industriali» ha spiegato don Caputo.
Questo ha consentito un ulteriore guizzo progettuale. Volendo portare su la gente e aprendolo alle visite non si poteva avere una scala che arrivasse in alto come per il resto della struttura, perché altrimenti non si sarebbe potuto consentire in cima il camminamento a 360°. Le ultime due rampe di scale, che permettono di salire sulla terrazza della cella campanaria, sono state quindi realizzate al centro del campanile proprio sotto le campane, cosa che non avviene per nessun altro campanile al mondo.
Qui si può ammirare da sotto la campana più antica, che risale al 1815, una delle poche campane salvatesi dopo la guerra, quando gran parte del patrimonio campanaro dell’area era stato sacrificato per fare bombe e cannoni. «Un capolavoro dal punto di vista storico artistico, recentemente restaurata per l’occasione in Austria da una delle più grosse fonderie europee di campane». La cella campanaria in tutto è composta da quattro campane che fanno un concerto perfettamente intonato, insieme al sonello che annuncia celebrazioni.
Dall’alto la visione si spreca: si distinguono chiaramente tutte le isole e, con una vista molto ravvicinata che pare quasi “afferrabile”, tutti gli 85 campanili di Venezia si stagliano all’orizzonte, in un quadro che quasi non pare reale per la sua bellezza inedita.

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