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Uomini e donne: cure diverse con la medicina di genere

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Emanuela Maria Blundetto, cardiologa e medico di famiglia Mestre

Le differenze tra uomini e donne, in termini di salute, non sono legate esclusivamente alla caratterizzazione biologica e alla funzione riproduttiva, ma anche ad una serie di fattori ambientali, culturali e relazionali che, nel loro insieme, determinano ilgenere” di un individuo. Nasce da questa idea la cosiddetta “medicina di genere” o per meglio dire “genere-specifica”.

Immagine di Freepik
Medicina di genere: la differenza fra uomo e donna

Il fatto di nascere biologicamente di sesso femminile (XX) o maschile (XY) modifica la fisiologia dell’individuo e anche le sue patologie e tale differenza dura per tutta la vita. Il genere influenza, e non poco, il comportamento degli individui, sia dei medici sia dei pazienti: si tratta di un concetto fluido, che può modificarsi nel corso dell’esistenza.

L’interesse per la medicina genere-specifica nasce allora dalla consapevolezza che alcuni pregiudizi possono determinare degli effetti diretti sulla salute. Basti pensare, ad esempio, alla maggiore difficoltà di diagnosi e terapia della cardiopatia ischemica nella donna e, d’altro canto, alla sottostima di alcune patologie come l’osteoporosi e la depressione nell’uomo. Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, poi, le donne si ammalano di più, consumano più farmaci e sono più soggette a reazioni avverse. Nei Paesi occidentali, vivono più a lungo degli uomini, ma l’aspettativa di vita sana è equivalente tra i due sessi.

 

Foto di mmmCCC da Pixabay
Le donne: una pesante assenza dagli studi clinici

C’è poi un altro fattore che causa enormi difficoltà: le donne sono meno rappresentate e molto spesso del tutto assenti negli studi clinici che testano l’efficacia delle nuove molecole. Ciò avviene soprattutto per il timore di arruolare soggetti in gravidanza, con la possibilità di nuocere al feto, ma ha celato nel tempo quali possano essere le diverse conseguenze dell’uso dei farmaci nell’uomo e nella donna. Si è data per scontata, insomma, una non verità: la donna non può essere considerata solo un uomo di dimensioni ridotte, è un individuo con una variabilità intrinseca e anche più marcata rispetto all’uomo.

Fondamentale risulta pertanto lo scopo di promuovere un approccio multidisciplinare tra le diverse aree mediche, che tenga conto delle differenze derivanti dal genere, anche attraverso dei corsi di formazione specifici inseriti nel programma didattico dei corsi di laurea sanitari, senza tralasciare i temi sociali che coinvolgono il medico, come la violenza di genere, la prevenzione delle malattie e delle disabilità e il contrasto dei fattori di rischio per la salute.

Gli studi universitari: la riconquista femminile

Già adesso ben più della metà dei laureati in Medicina e Chirurgia e Scienze Infermieristiche è di genere femminile e questo fa ben sperare che in un prossimo futuro l’attenzione sulla medicina genere-specifica produca i migliori risultati possibili in questo campo.

Un approccio di genere nella pratica clinica, infatti, consente di promuovere l’appropriatezza e la personalizzazione delle cure, generando un circolo virtuoso con conseguenti risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale.

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