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Venezia nel segno dell’ecumenismo: il Papa dei Copti in Laguna

Tawadros II incontrerà i vescovi della diaspora copta nel mondo e sabato 9 maggio sarà a San Marco per la divina liturgia. Poi la visita con il Patriarca. Don Marchesi (Ecumenismo e Dialogo interreligioso): «La comunità, nel territorio, è vivace e ben inserita. Tanti i giovani»

Il Papa della Chiesa ortodossa copta, Tawadros II, raggiungerà Venezia nei prossimi giorni per incontrare i vescovi della diaspora copta nel mondo. Non è un caso che sia stata scelta proprio la città d’acqua come sfondo per questo importante appuntamento, «poiché rimane e rimarrà sempre, per loro, un punto di riferimento fondamentale. D’altronde la Chiesa copta trae le sue origini proprio dalla predicazione di San Marco evangelista», sottolinea don Francesco Marchesi, direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso. Secondo la tradizione, il santo patrono di Venezia e del Veneto (com’è stato riconosciuto ufficialmente, di recente, dalla Santa Sede) portò l’annuncio cristiano ad Alessandria d’Egitto, dove fondò la comunità cristiana e dove morì da martire. Furono poi Buono da Malamocco e Rustico da Torcello a recuperarne il corpo per portarlo a Venezia, con un abile stratagemma depositandolo in una cesta ricoperta da uno strato di carne di maiale, considerata impura dalle guardie doganali musulmane. Nessun collegamento, almeno per il momento, con l’atteso avvio dell’Anno Marciano, un lungo periodo di celebrazioni e appuntamenti che si snoderanno dall’8 ottobre 2027 fino all’1 febbraio 2029 per celebrare i 1200 anni dall’arrivo delle spoglie dell’evangelista in Laguna, che ricorreranno nel 2028. Ma è chiaro che la venuta in città di Tawadros II sembra già gettare le basi per una stretta sinergia, nel segno di un solido ecumenismo, proprio in vista del ricco calendario di eventi dedicati a San Marco. Il Papa della Chiesa ortodossa copta si fermerà nel territorio qualche giorno, raggiungendo anche Cavallino-Treporti. «Sabato 9 maggio – spiega don Marchesi – celebrerà la divina liturgia, sull’altare di San Marco, in Basilica, secondo il rito copto. Giornata che, secondo il loro calendario liturgico, coincide proprio con la festa dell’evangelista (il nostro 25 aprile, per intenderci). In quell’occasione Tawadros II rinnoverà la visita con il Patriarca Francesco: una relazione solida e ormai sperimentata». Mons. Moraglia lo accoglierà e sarà occasione di un breve saluto, in cui Tawadros II potrebbe essere reso partecipe del cammino diocesano verso la celebrazione dell’Anno Marciano.

Tawadros II (foto: Albin Hillert/WCC)
«Per ricordarci a quale storia apparteniamo e che radici condividiamo»

Un altro incontro tra loro due c’era stato già nel 2023, alla veglia di preghiera per l’inaugurazione della chiesa cattedrale del Patriarcato copto ortodosso a Campalto. Anche in quel caso un’occasione preziosa per rinsaldare il dialogo ecumenico. «Il rapporto con la Chiesa copta ci è caro. Le radici marciane sono le medesime. Una volta di più, la visita e l’attenzione di Tawadros II per la nostra Chiesa racconta di una vocazione ecumenica di questa città». Un appuntamento, quello ormai alle porte, «per ricordarci a che storia apparteniamo, quali radici condividiamo e con chi. Proprio questa vocazione ecumenica di Venezia – prosegue don Marchesi, rivolgendo lo sguardo anche alla fragile situazione internazionale attuale – ci dice che il dialogo fra i cristiani è il germe di una vita nuova per il mondo intero. Incontri come quelli che ci apprestiamo a vivere possono rimanere “di diplomazia ecclesiastica”, oppure diventare un segno concreto che aiuti a riflettere su quanto sia decisivo il contributo dei cristiani, a partire dalla loro unità». Il pensiero di don Marchesi va alla testimonianza che cristiani cattolici e ortodossi di Gaza stanno dando, «vivendo una situazione tragica, senza possibilità di poterla cambiare, ma “abitandola” soffrendo, pregando e operando con tutti gli strumenti possibili. Per vivere da uomini. E questo aspetto non può che diventare un segno tangibile per ognuno di noi. Ben vengano incontri come quello che vivrà il Patriarca Francesco».

La chiesa cattedrale del Patriarcato copto ortodosso a Campalto
«La comunità copta locale conta circa 300 persone»

La comunità copta presente a Venezia ha origini relativamente recenti. «Condividiamo le radici marciane – riflette don Marchesi – ma a differenza di quella greca, armena e luterana, che affondano le proprie radici nel tessuto veneziano da lungo tempo, la copta è una comunità piuttosto giovane, che corrisponde alla migrazione di tanti egiziani cristiani avvenute dal secondo dopoguerra in poi (specie fra gli anni ‘70 e ‘80)». Don Marchesi tiene a sottolineare che si tratta di una realtà «bella e vivace, con tanti ragazzi», formata da famiglie molto integrate nel territorio, «laboriose e con un tenore di vita significativo: si tratta soprattutto di persone impegnate nell’ambito della ristorazione, professionalmente parlando». Una comunità complessivamente composta da circa 300 uomini, donne, giovani e anziani, che vivono perlopiù in terraferma, in modo particolare tra Favaro e Campalto, ma che lavorano nel centro storico veneziano. «Inizialmente la comunità copta locale afferiva al vescovo metropolita delle comunità dell’Italia settentrionale. Ma con l’ultimazione della cattedrale a Campalto, dedicata a San Marco, il territorio veneziano è stato “staccato”, col risultato che la “sua” comunità copta ricade ora sotto la giurisdizione del Papa di Alessandria, Tawadros II».

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