

Ha aperto a Venezia, negli spazi di Confcommercio nel Sestiere San Marco 4039, Verde Miccia, la personale dell’artista bergamasco Manuel Bonfanti. L’esposizione rimarrà aperta per l’intera durata della Biennale Arte e potrà essere visitata fino al 22 novembre 2026. La mostra nasce come una riflessione sul ruolo dell’arte in un tempo segnato da instabilità politica, incertezza internazionale e crisi dello sguardo. Al centro del percorso espositivo ci sono le “Sfere di luce”, opere su alluminio anodizzato che uniscono materia industriale e gesto pittorico. Bonfanti lavora infatti su un materiale high-tech, usato anche nell’industria aerospaziale, intervenendo con pennellate fluide ispirate allo shodo, l’arte della calligrafia giapponese. «Il titolo, Verde Miccia, indica l’idea di un innesco: una miccia capace di accendere significato, aprire nuove dimensioni e riportare il pensiero verso la conoscenza e verso la luce – spiega l’artista –. Come nel Big Bang alle origini del tutto, anche nell’arte l’esplosione non è la fine di qualcosa ma il suo inizio. È il paradosso della forma che nasce dal caos: un ordine che non è stato progettato emerge dal gesto artistico e dall’estetica. Ogni gesto artistico è una miccia che squarcia come un taglio, come un punteruolo che apre nuovi concetti spaziali e attraversa la superficie per aprire qualcosa di invisibile dietro di essa, in cerca di una nuova dimensione, di un nuovo ambiente. Verde Miccia si apre su un panorama internazionale segnato da un’incertezza che non è solo geopolitica ma anche epistemica: non sappiamo più da dove guardare, né con quali occhi. In un’edizione della Biennale che non contempla artisti italiani tra quelli selezionati dalla compianta curatrice Koyo Kouoh, questa personale si pone come contributo autonomo al dibattito contemporaneo».

Sono ventidue le “Sfere di luce” presentate in tre diversi formati, dai 40 ai 100 centimetri di diametro: punti di luce appesi alle pareti, che si alternano in tonalità dal verde miccia al blu petrolio, attraversate da velature, accenni di giallo, ombre e segni. Realizzate in alluminio anodizzato, materiale utilizzato anche in ambito aerospaziale per la sua resistenza alla corrosione, la stabilità termica e la leggerezza, le opere contengono al proprio interno delle pennellate che rimandano allo shodo, l’arte della calligrafia giapponese, e a una pittura che generalmente sarebbe più vicina all’acquerello. L’incontro è dunque tra un materiale contemporaneo, tecnico, industriale, e un gesto pittorico fluido: «La tensione nasce proprio da questo contrasto apparente: da una parte un materiale freddo, industriale, quasi indistruttibile; dall’altra un gesto delicato, realizzato dopo prove e riprove, attraverso un utilizzo complesso del colore, messo alla prova della reazione chimica con l’uso della soda caustica – afferma Bonfanti –. Le superfici catturano e riflettono la luce, passando idealmente dal tondo al disco e dal disco alla sfera». Verde Miccia esplora il delicato equilibrio tra natura e ordine cosmico, tema caro all’artista, da lui già analizzato in precedenza con la serie dei Crop Disk e nella scultura Inno ad Athena, emblematica presenza sotto le mura di Bergamo, nei pressi di Porta Sant’Agostino. «Le opere di Bonfanti sono forme di colore che ruotano, schizzano, rifuggono la statica dei corpi – sottolinea lo storico dell’arte, prof. Alessandro Masi, nel catalogo che accompagna la mostra –. Sono schegge, frammenti, spazi obliqui su cui la forma si declina, seguendo mirabolanti traiettorie dinamiche che ricordano il Vedova più maturo. Sono soggetti a metà strada tra la materia e il concetto, tra l’opera e l’installazione, tra la storia e la cronaca».


L’allestimento negli spazi di Confcommercio Venezia è parte integrante del progetto. La sede, nel Sestiere di San Marco, a pochi passi dal Teatro La Fenice e da Campo Santo Stefano, conserva pareti in pietra e terracotta, antiche travi di legno e fioriture di sale: tracce materiali della città lagunare e della sua relazione storica con l’acqua. Bonfanti insiste su questo aspetto, osservando che le opere «dialogano con la zona della porta d’acqua, caratterizzata da mattoni in cotto con una fioritura di sale, perché una volta c’era l’acqua alta che entrava». All’interno dell’esposizione, c’è infatti un’opera precisa che è stata collocata proprio sulla porta d’acqua, in rapporto diretto con il canale e con il passaggio lento delle gondole. Non a caso l’installazione ricorda un rosone, spiega Bonfanti, stabilendo un legame con l’architettura gotica e con la storia del capoluogo veneto. Oltre alle ventidue Sfere di Luce, la sede ospita anche il trittico Spazio Verde Miccia (tecnica mista su tela di diverse dimensioni) e quattro opere astratte intitolate Verde Miccia su lastre di alluminio anodizzato. Oriente e Occidente, geometria e spiritualità, acqua e pietra, azione e pensiero, superficie e profondità: tutto questo abita la personale di Bonfanti, che non si limita a occupare uno spazio, ma lo interpreta e dialoga con esso. «Cerco di avvolgere lo spettatore e metterlo all’interno di una relazione ambientale. In tal senso, lo spazio in cui è allestita la mostra è estremamente caratteristico, soprattutto perché si trova nel cuore pulsante di Venezia, che ha qualcosa di davvero magico».
Manuel Bonfanti è nato nel 1974 a Bergamo, dove vive e lavora. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove ha studiato con Luciano Fabro e ha completato la sua tesi in storia dell’arte contemporanea con Marco Meneguzzo. La sua carriera è iniziata come assistente di galleria, collaborando alla creazione di opere con diversi artisti, tra cui Gabriel Orozco e Julian Opie. Esplorando il rapporto estetico tra sublime, spazio e luce, Bonfanti crea opere atmosferiche in cui il colore evoca ambienti di risonanza mistica e paesaggi zen. Le sue tele di grandi dimensioni spesso indagano luoghi invisibili e spirituali e gli spazi liminali tra figurazione e astrazione, permeati da una sensibilità animistica. La sua pratica si confronta con le dimensioni metafisiche della percezione, dove la pittura diventa un veicolo di contemplazione e trascendenza. L’opera di Bonfanti riflette un interesse costante per le qualità immateriali dell’aria, della luce e del suono, coltivando atmosfere che sfumano i confini tra esperienza interiore e ambiente esterno. Ha esposto presso prestigiose istituzioni culturali, tra cui il Centro Culturale Nazionale di Kazan, l’Istituto Italiano di Cultura a Praga, la Biennale Arte 2024 a Venezia, l’European Cultural Centre, L’Art Pur Foundation di Riyadh (Arabia Saudita) e Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri a Roma, in concomitanza con la Future Week nel 2025. Bonfanti è anche curatore di The Tube One, un progetto artistico permanente presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
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