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Ecce Homo: restaurato il busto dimenticato

L’intervento eseguito sulla scultura del genovese Filippo Parodi si deve all’interesse di Venetian Heritage

È tornato alla sua primigenia bellezza diafana il busto in marmo di Carrara del Cristo Ecce Homo, realizzato dallo scultore genovese Filippo Parodi nell’ultimo quarto del XVII secolo e attualmente in mostra fino al 29 ottobre nell’esposizione “Ecce Homo. Un busto di Filippo Parodi” al Museo di Palazzo Grimani a Venezia (vedi articolo qui). L’artista, attivo nel Nord Italia, fu presente per una decina d’anni fra Venezia e Padova, portando diverse innovazioni di stampo romano che guardavano a Lorenzo Bernini. Il busto da tempo dimenticato, giunto all’attenzione della Fondazione Venetian Heritage nel 2018, fu commissionato dalla famiglia Pisani per la loro villa a Stra e solo successivamente venne portato nel Palazzo Reale di Venezia, l’attuale Museo Correr, probabilmente in una cappella andata demolita, per poi passare alla Fondazione Musei Civici di Venezia che lo custodiva nei depositi di Palazzo Ducale. L’intervento conservativo è stato eseguito dal restauratore Jonathan Hoyte e finanziato da Venetian Heritage per 3 mila e 500 euro grazie al contributo di Roger Thomas e Arthur Libera. I lavori, iniziati a maggio 2022 e ultimati ad ottobre scorso, sono consistiti nella pulitura e nel consolidamento di alcune parti della statua.

Il restauro

Il busto fortunatamente non presentava gravi problemi non essendo mai stato esposto all’esterno. Sono stati trovati depositi coerenti e incoerenti, oltre ad accumuli di polvere. In particolare nei capelli, nella corona di spine e sulle sopracciglia è stato riscontrato uno sporco più unto e penetrante di colore giallo scuro: <Probabilmente dovuto a fuliggine e residui di cera, considerato che precedentemente si trovava in una cappella, ma con probabilità è stato più volte toccato dalle persone, forse proprio per motivi di devozione> spiega il restauratore. La pulitura è avvenuta tramite spolveratura e acqua demineralizzata con un tampone di cotone e, nelle zone in cui era più sporco, con una soluzione di carbonato d’ammonio al 10% che ha sciolto i depositi più unti, badando bene di non fare una pulitura tropo sbiancante. 

Il basamento

Un più impegnativo lavoro è stato svolto sul basamento, alto 8 cm in pietra calcarea di Vicenza, realizzato sicuramente a posteriori: <Non è stato possibile datare il periodo, ma pensiamo che coincida con il primo spostamento, quando la statua da Villa Pisani è stata portata a Palazzo Reale, ma sono solo ipotesi> dice Hoyte. Come si vede osservando l’opera, infatti, le mani del Cristo cadono sotto il livello del busto, questo fa supporre che la statua inizialmente fosse stata pensata appositamente per una nicchia da cui le mani sporgevano. Il basamento, di una pietra molto porosa, risultava ruvido e presentava un colore giallino che è stato coperto con una leggera malta. Essendo che il busto era conservato in un ambiente umido, il basamento in particolare ha risentito di un problema di risalita dei sali, portando anche allo sgretolamento della superficie dietro la statua: <Dopo una pulitura è stato quindi necessario eseguire un pre-consolidamento fatto con resina in nano-calce che, agendo correttamente nel ricostruire la matrice della pietra, garantisce un’ottima traspirabilità>. Per eliminare poi i sali dal basamento sono stati fatti degli impacchi con acqua demineralizzata e lasciato asciugare, mentre per la statua l’intervento si è solo limitato a consolidare le piccole parti sgretolate e coese.

I consolidamenti

Varie erano le parti anteriori della corona di spine rotte e distaccatesi, probabilmente a causa di urti: <Il frammento della punta di una spina che si era staccata, ad esempio, durante la pulitura del busto è stato ritrovato adagiato nella corona stessa ed è stato prontamente riattaccato> continua Hoyte. Altre zone rovinate probabilmente da vecchi colpi sono state appianate con lievi consolidamenti, come la parte del costato che presentava una degradazione della pietra e importanti scalini che sono stati stuccati. La pietra stessa poi presentava inclusioni più biancastre del blocco di marmo, smorzate in pochi punti con un piccolo ritocco pittorico fatto con terre naturali. La statua, che non presentava policromie visto il periodo di realizzazione, dopo l’intervento di pulitura ha riacquisito una lettura coerente con l’idea realizzativa dello scultore, facendone risaltare i chiaroscuri ricercati dall’artista con precise lavorazioni del marmo e conferendo all’opera una sensazione di movimento: <Man mano che si progrediva con l’intervento, emergevano elementi che prima erano di difficile lettura. – racconta infine il restauratore – In particolare ora risaltano le gocce di sangue sul costato, la realizzazione dei peli della barba e l’accurata resa della venatura delle mani>.

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