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Michele Nicolaci, il “detective” alla ricerca di opere d’arte da comprare

Lo storico dell’arte delle Gallerie dell’Accademia svela come avviene lo scouting e l’acquisto delle opere desiderate dal museo

Fare scouting di opere d’arte è un mestiere che intriga e appassiona. Lo storico dell’arte Michele Nicolaci alle Gallerie dell’Accademia di Venezia in piena veste di “detective” indaga costantemente e sorveglia il mercato dell’arte per il museo al fine di arricchirne le collezioni. È proprio lui a svelare a GV Ve-nice, in occasione della mostra con gli ultimi acquisti delle Gallerie (vedi articolo qui), i segreti che si celano dietro la ricerca, lo studio e il corteggiamento di un’opera, molto spesso fatto di paziente attesa e altre volte, seppur rare, di una rapida rincorsa. Nicolaci, laureatosi all’Università Sapienza a Roma in Studi storico artistici, negli anni ha frequentato il mondo di antiquari e collezionisti che lo ha da sempre affascinato. Acquisendo così padronanza di alcuni sistemi di mercato, da fine 2017 per le Gallerie si occupa in particolare dello scouting di opere d’arte di ‘600, ‘700 e inizio ‘800. Per chi è appassionato come Nicolaci, che come funzionario segue un filone più filologico e conoscitivo che amministrativo, scartavetrare e indagare nelle varie banche dati e nel mercato dell’arte tra foto in bianco e nero alla ricerca di indizi per ricucire tasselli è un lavoro davvero eccitante e divertente. Si valuta qualità e importanza dell’opera o si cerca un volto o un segno che riconduca ad un preciso autore o bottega di interesse per il museo, ma a volte i funzionari lavorano anche per l’ufficio esportazioni che richiede consulenze circa alcune opere che vengono presentate per essere trasferite all’estero.

Come avviene lo scouting di un’opera d’arte?

Si cercano opere che corrispondano essenzialmente a tre criteri: qualità, provenienza ed eccezionalità. Ciò significa che non cerchiamo solo capolavori e opere di grande valore estetico, ma anche opere di anonimi che però abbiano una provenienza certa, che per esempio appartenevano ad un complesso monumentale non più esistente o da una celeberrima collezione privata, un tassello storico per noi importante da tutelare e mantenere. Ci sono varie banche dati che consultiamo giornalmente. Teniamo d’occhio le varie schede dell’ufficio esportazioni, guardiamo il mercato antiquario, le case d’asta e le grandi fiere e teniamo un’infinità di contatti privati e diretti. Tutti i funzionari hanno un ruolo propositivo nella ricerca delle opere e ne seguono l’iter. Poi l’ultima parola spetta al direttore, Giulio Manieri Elia.

In che modo viene acquistata un’opera?

Avviene principalmente attraverso due metodi: l’acquisto coattivo o la trattativa privata. L’acquisto coattivo avviene su opere di oltre 70 anni su cui, risultando alla richiesta di esportazione di interesse nazionale, viene esercitato un vincolo. Questo significa che l’opera non può uscire dall’Italia e che lo Stato ha diritto di prelazione nel caso in cui il privato volesse venderla. L’acquisto avviene con fondi della DG Abap. Si tratta di opere conosciute da tempo o che passano all’ufficio esportazioni e che sbucano dal nulla, come l’opera da poco acquistata di Giulia Lama, dichiarata dall’antiquario di Milano Maurizio Canesso che per noi prima che entrasse nel mercato non esisteva. Abbiamo avuto 40 giorni per vincolarla e poi avviare le pratiche per l’acquisto. Con la trattativa privata si usano invece fondi della DG Musei o lo stesso museo può usare fondi propri, magari con finanziamenti privati. Grazie al Comitato Save Venice nel 2016 dopo oltre 30 anni abbiamo acquistato gli scomparti del soffitto ligneo realizzato da Giorgio Vasari per Ca’ Corner Spinelli, unica opera di Vasari a Venezia, di cui alcuni scomparti erano nei musei di Arezzo, Brera o in mano a privati.

Quali sono le opere più cercate dal museo?

Qui alle Gallerie dell’Accademia sappiamo quali sono i nostri desiderata. Siamo consapevoli dove la collezione è più forte. Il 1500 è il secolo più importante per il museo ma anche qui abbiamo delle lacune, ad esempio non abbiamo ritratti di Tiziano, un aspetto tra i più affascinanti della sua produzione. Viceversa, sappiamo dove servirebbero dei pezzi per rappresentare autori o parti di secoli meno noti come il ‘600. Inoltre per quanto riguarda le opere frammentarie da parte del Museo è sempre vivo l’interesse di ricostruire i pezzi del puzzle che nel tempo sono andati dispersi, come per le tre tavole di Bartolomeo Vivarini appena acquistate. Recentemente abbiamo comprato un Pietro Ricchi che, pur non essendo una personalità di primissimo ordine, è un personaggio che a Venezia ha lavorato molto ed è stato importante. Arrivata l’occasione propizia non ce lo siamo lasciati scappare. Ci tengo però a precisare che riuscire ad acquistare un’opera per lo Stato non è mai una rivendicazione, noi facciamo il nostro lavoro così come gli antiquari fanno il loro.

Quante opere sono ora da voi attenzionate?

Sono diverse, riceviamo quotidianamente segnalazioni e proposte. Concretamente stiamo valutando o trattando il prezzo di una decina di opere. Si tratta di manufatti già vincolati, magari ancora ad inizi del ‘900, che vanno dal Medioevo ad inizio ‘800. Abbiamo un contatto importante per un dipinto che vorremmo acquistare e che desideriamo tantissimo, di cui sto seguendo la pratica da molti anni. Si tratta di un autore del ‘700 di cui però non dirò il nome per non bruciare questa possibilità.

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